Gli effetti nascosti dello stress da caldo

Gli effetti nascosti dello stress da caldo

UNICATT

Le ultime settimane di gestazione rappresentano un periodo critico per le vacche da latte, che può determinare il successo della successiva lattazione. Si verificano infatti molti cambiamenti fisiologici e ulteriori fattori di stress esogeni possono danneggiare l’adattamento al parto. Inoltre, questa fase è fondamentale per lo sviluppo finale del feto, che può avere effetti a lungo termine sulla sua vita futura. Tra gli altri, lo stress da caldo, sempre più frequente nelle nostre condizioni, è ampiamente riconosciuto come una minaccia per il benessere, la salute e la produttività dei bovini da latte.

Gli effetti sulle bovine in lattazione sono ampiamente riconosciuti e i sistemi di raffrescamento, che consentono di mitigarne gli effetti negativi, sono sempre più diffusi. Tuttavia, spesso si sottovalutano gli effetti dello stress da caldo nelle fasi non produttive, con conseguenze potenzialmente ancora più gravi, con perdite economiche stimate in 810 milioni di dollari all’anno negli Stati Uniti.

Nonostante in tarda gestazione (periodo di asciutta) le bovine sopportino livelli di temperatura e umidità maggiori delle bovine in lattazione, il superamento di queste soglie ha effetti considerevoli. Infatti, quando lo stress termico si verifica in asciutta, riduce significativamente la produttività della bovina nella successiva lattazione (in media di 3,6 kg/giorno) e la produzione di colostro, compromettendo il rimodellamento della ghiandola mammaria durante la fase di asciutta e alterando le risposte metaboliche e immunitarie al parto. Di conseguenza, nella lattazione successiva la struttura della mammella è alterata con conseguenze sulla capacità secretoria. Inoltre, nelle bovine che hanno trascorso l’asciutta al caldo, l’incidenza di patologia postparto è maggiore e la fertilità peggiore.

Lo stress da caldo influisce anche sullo sviluppo e sulla funzionalità della placenta e sulla durata della gestazione, con conseguenze rilevanti sullo sviluppo del feto. Lo stress termico infatti riduce il peso e altera la morfologia della placenta e riduce lo scambio di nutrienti e ossigeno tra madre e feto. I vitelli che subiscono uno stress da caldo nella fase finale di gestazione hanno un peso ridotto alla nascita (-4,6 kg) e la crescita e il trasferimento dell’immunità passiva dal colostro vengono compromessi. Inoltre, il fegato e la mammella di vitelli e manze nati da madri che hanno subito stress da caldo preparto mostrano evidenti alterazioni epigenetiche.

Queste potrebbero avere ripercussioni sul sistema immunitario, sulla termoregolazione, sul metabolismo e sullo sviluppo mammario. Di conseguenza, anche la fertilità, la sopravvivenza e la produttività futura delle vitelle possono essere compromesse. Durante la loro prima lattazione, la produzione di latte è ridotta. L’aspetto più sorprendente è che gli effetti negativi dello stress termico in gestazione continuano anche nella seconda e terza lattazione.

In modo simile a quanto descritto prima, la ragione potrebbe essere collegata a alterazioni nella struttura della mammella, che iniziano durante lo sviluppo intrauterino e proseguono dopo la nascita. Lo stress termico della tarda gestazione sembra esercitare anche effetti transgenerazionali, influenzando la produzione di latte anche nelle figlie delle manze nate da vacche in stress da caldo.

Concludendo, lo stress da caldo in asciutta può avere ripercussioni negative non solo sulla lattazione successiva, ma può compromettere anche salute e produttività della progenie. Di conseguenza, appare evidente l’importanza di fornire sistemi di raffrescamento (ventilatori e doccette) per contrastare le alte temperature anche durante questa fase. I risultati di questi investimenti non sono immediati come nel caso della lattazione, ma possono fornire considerevoli benefici nel lungo termine.

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