Il lentivirus dei piccoli ruminanti: cause, effetti e possibili soluzioni

Il lentivirus dei piccoli ruminanti: cause, effetti e possibili soluzioni

UNIPA

I lentivirus dei piccoli ruminanti (SRLV) appartengono alla famiglia dei Retroviridae e causano la malattia chiamata Maedi Visna (MV) negli ovini ed artrite-encefalite dei caprini (CAEV). La MV è diffusa in diversi Stati a livello modiale ed in Europa soltanto in Islanda non sono stati registrati casi.

Una importante fonte di disseminazione del virus è rappresentata dal latte e dal colostro mentre, in assenza di lattazione, la trasmissione rimane sconosciuta. La patologia causa significative perdite economiche che derivano dalla mortalità degli agnelli, da un minore peso degli agnelli, da una minore produzione di latte delle pecore infette, dall’abbattimento precore degli individui malati e dalle restrizioni sulle movimentazioni/esportazione di animali vivi.

Non esiste ancora una cura per la malattia cronica causata dai lentivirus che determinano sintomi come polmonite, deperimento, mastite, artrite e progressiva paralisi. Inoltre, non esiste un vaccino preventivo nei confronti di queste patologie. Per questo motivo, in Europa sono stati sviluppati programmi di controllo che includono ad esempio la separazione degli agnelli alla nascita, ma questi accorgimenti non sono sostenibili in termini di ore di lavoro. Inoltre, il gregge è sempre suscettibile di infezione se esposto ad altri animali infetti.

A causa di queste limitazioni, le strategie convenzionali per il controllo delle infezioni causate da SRLV non hanno portato a risultati soddisfacenti. L’identificazione di varianti genetiche in grado di influenzare la suscettibilità alle infezioni sostenute da SRLV può fornire strumenti utili per guidare la selezione genetica e per lo sviluppo di nuove terapie e di vaccini contro le malattie de essi causate.

Uno studio condotto su ovini nel Nord America ha individuato un singolo gene, il TMEM154, con una variante missense che è significativamente associata alla suscettibilità dell’ospite nei confronti dell’infezione da lentivirus. Il gene è costituito da sette esoni che codificano per un precursore della proteina di 191 aminoacidi.

In particolare, gli animali che portano due copie degli aplotipi che in posizione 35 dell’intera proteina presentano una lisina (K35) hanno una minore probabilità di essere infetti rispetto a quelli che alla stessa posizione portano l’amminoacido ancestrale, ossia il glutammato (E35). Quindi la selezione di individui portatori dell’aplotipo resistente può rappresentare una strategia complementare per l’eradicazione di questo virus dagli allevamenti ovi/caprini.

Un’indagine eseguita su circa 400 animali appartenenti alle principali razze siciliane (Valle del Belice, Comisana, Pinzirita e Barbaresca) ha evidenziato una sieroprevalenza del MV differente tra le razze, con valori più bassi nelle razze Pinzirita e Barbaresca (Tumino et al., 2022). L’allele K35 è risultato meno frequente nella razza Valle del Belice rispetto all’allele E35, mentre nelle altre tre razze le frequenze dei due alleli risultano bilanciate. Inoltre, gli autori hanno confermato l’associazione tra la sieroprevalenza e il genotipo al gene TMEM154 e, in particolare, gli individui portatori del genotipo EK e EE hanno un rischio di infettarsi tre volte maggiore rispetto agli individui con il genotipo KK.

In conclusione, un programma di selezione assistita da marcatori molecolari potrebbe essere messo in atto per il contenimento dell’infezione.

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