Lo stress da caldo aumenta l’incidenza di patologie

Lo stress da caldo aumenta l’incidenza  di patologie

UNITUS

Quasi tutte le superfici terrestri stanno assistendo ad un maggior numero di giorni caldi e di ondate di calore ed è stato stimato che le temperature potrebbero aumentare di +1,5 °C tra il 2030 e il 2050. Pertanto, nei prossimi anni si prevede un incremento dei periodi eccessivamente caldi dove le ondate di calore aumenteranno di frequenza, intensità e lunghezza.

Questa maggiore incidenza di caldo rappresenta una criticità per il benessere della bovina da latte, generando un effetto negativo sulla produzione, riproduzione e sullo stato di salute. Soffermandosi su quest’ultimo aspetto, è stato osservato che lo stress da caldo può indebolire il sistema immunitario della bovina riducendo la produzione di anticorpi, citochine, chemochine facilitando le infezioni come quelle della mammella.

La mastite è difatti una delle principali malattie presenti in un allevamento di bovine da latte e ci sono prove che dimostrano che lo stress da caldo intervenga sull’insorgenza di quest’ultima. Inoltre, molti studi riportano che i tassi di incidenza della mastite possono aumentare durante la stagione calda e che lo stress da caldo ha un effetto negativo sulla salute della mammella, in quanto provoca una riduzione della competenza immunitaria delle vacche in lattazione e in asciutta.

Inoltre, è stato osservato che l’incidenza di contrarre mastite quando l’animale accumula calore è maggiore nelle pluripare e nelle vacche con produzione più elevate (> 30 litri capo giorno). Si è osservato anche che lo stress da caldo generi una maggiore incidenza di ritenzione di placenta e metrite post partum con una incidenza del 24,04% durante il periodo maggio – settembre rispetto al 12,24% del resto dell’anno.

Questo è confermato da ulteriori studi, come quello condotto su larga scala in Turingia su circa 22.000 vacche in lattazione, in cui è stato dimostrato che i disturbi puerperali e la ritenzione di placenta aumentano linearmente con l’aumentare del Temperature Humidity Index (THI) nei cinque giorni dopo il parto. Questo implicherebbe, oltre a problemi di salute, anche problemi a livello riproduttivo comportando un allungamento del periodo interparto e una riduzione del tasso di fertilità e concepimento.

In aggiunta, le bovine da latte sottoposte a stress termico sono più suscettibili a disfunzioni metaboliche, come l’acidosi ruminale. Per dissipare calore gli animali aumentano la frequenza respiratoria, diminuendo i livelli di CO2 e causando una iperventilazione ed una eliminazione di bicarbonato tramite i reni, riducendo così l’effetto tampone della saliva. Le vacche in stress termico, consumando meno sostanza secca, hanno anche una minore attività di ruminazione, producendo così meno saliva.

Lo stress da caldo incide anche, indirettamente, sulle patologie podali, come zoppie e laminiti, che si ripercuotono per diversi mesi, almeno fino a novembre-dicembre (Fig. 1), in quanto le bovine sottoposte nel periodo estivo ad un maggiore carico di calore. Per poterlo contrastare, cambiano il loro comportamento nel tentativo di rinfrescarsi. In particolare, con l’aumento delle temperature è stata osservata una riduzione del tempo di riposo di circa 3 ore al giorno (~30%) e un incremento del periodo trascorso in posizione eretta. Infine, prolungate esposizioni ad elevate temperature possono comportare anche la morte dell’animale.

Figure 1. Incidenza patologie podali nei dodici mesi. 

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