Origine e importanza della biodiversità agro-zootecnica

Origine e importanza della biodiversità agro-zootecnica

UNICATT

La conservazione della biodiversità agro-zootecnica è fondamentale per l’agricoltura del futuro.

Nel 1992, durante il Summit della Terra di Rio de Janeiro, venne stilata la “Convenzione sulla Diversità Biologica” (CBD). La CBD afferma che i firmatari dell’accordo sono “consci del valore intrinseco della biodiversità” e “consapevoli dell’importanza della diversità biologica per l’evoluzione ed il mantenimento dei sistemi della biosfera che permettono il sostentamento della vita”.

“La conservazione della diversità biologica è responsabilità e preoccupazione di tutto il genere umano”, spiega la CBD, i cui firmatari sono “consapevoli del fatto che laconservazione e l’utilizzo sostenibile della diversità biologicasono fondamentali per garantire cibo, salute ed altre necessità alla popolazione mondiale in crescita”. Quindi, che cosa si intende per biodiversità? La CBD la definisce come “la variabilità esistente tra tutti gli esseri viventi provenienti da ogni habitat, compresi tra gli altri quelli marini, terrestri e di acqua dolce, e gli ecosistemi di cui fanno parte”.

La biodiversità non si limita alla natura selvaggia, ma comprende l’agro-biodiversità, cioè la biodiversità di piante ed animali domestici. Circa 10.000 anni fa, la nascita dell’agricoltura ha segnato l’inizio di una nuova era, il Neolitico,ed ha segnato una tappa fondamentale per lo sviluppo culturale dell’uomo e l’evoluzione di civiltà complesse.

Gli animali zootecnici sono stati domesticati in diversi centri di domesticazione (ad esempio la Mezzaluna Fertile) caratterizzati da condizioni ambientali ben definite. Dopo la domesticazione, gli animali hanno poi colonizzato il mondo a seguito dell’espansione dell’agricoltura, delle migrazioni e del commercio. Nel corso di questo processo i genomi originari sono stati plasmati dall’uomo e dall’ambiente ed hanno determinato la differenziazione di razze locali indirizzate a produzioni diverse (latte, carne, lana, uova) e adattate ad ambienti molto diversi.

La variabilità genetica delle specie zootecniche è oggi frammentata in tante razze e popolazioni. A tal proposito, la FAO ha redatto nel 2015 un rapporto sullo stato delle risorse genetiche animali nel mondo. 169 Paesi hanno fornito informazioni sulle consistenze e sullo stato di rischio di 7616 razze zootecniche allevate sul loro territorio. Di queste, il 20% è classificato a rischio di estinzione.

Considerando che il monitoraggio del livello di rischio è assente o inadeguato in molte regioni del nostro pianeta, questi dati sono probabilmente una sottostima del livello di erosione genetica in atto. Si stima che attualmente sia a rischio una razza ogni tre, che una su dieci sia ormai estinta e che il ritmo attuale di estinzione sia di una razza al mese.

Questa perdita di biodiversità è irreversibile e sempre più rapida. Le cause sono diverse. Nei Paesi sviluppati sono principalmente socio-economiche, legate all’abbandono delle aree agricole marginali ed alla sostituzione delle razze locali con razze più remunerative. Nei Paesi in via di sviluppo sono più complesse, legate anche a cambiamenti climatici, guerre e ad incroci indiscriminati con le razze industriali, che in poche generazioni alterano la capacità d’adattamento e sopravvivenza alle condizioni ambientali locali. In questi Paesi la perdita di biodiversità è legata ad un aumento della povertà e ad una diminuzione della capacità di sussistenza delle fasce più deboli della popolazione umana.

La variabilità genetica è alla base della capacità delle specie di sopravvivere ai mutamenti climatici attraverso l’adattamento. Le razze animali locali sono quindi una preziosa riserva di varianti geniche che hanno permesso loro di sopravvivere in ecosistemi molto diversi per temperatura, umidità, distribuzione delle precipitazioni, presenza di malattie e parassiti. Perdere biodiversità significa perdere queste varianti proprio quando abbiamo a disposizione tecnologie per identificarle, studiarne il funzionamento e utilizzarle al meglio per aumentare la sostenibilità dell’allevamento ed il benessere animale.

Una corretta gestione e conservazione di questa variabilità è quindi la condizione sine qua non per soddisfare le future richieste del mercato globale, in termini non solo di quantità ma anche di qualità e salubrità degli alimenti, e per poter selezionare animali in grado di adattarsi a nuovi metodi di allevamento maggiormente sostenibili, nonché a cambiamenti climatici e condizioni ambientali dove l’agricoltura è difficile (ambienti marginali, presenza di malattie endemiche, scarsità di acqua, ecc.).

Conservare è quindi una necessità. Ma in assenza di un’adeguata stima del valore della biodiversità, conservare viene ritenuto un costo e vincoli economici costringono a fare delle scelte su cosa e come conservare.

In questi ambiti la ricerca svolge un ruolo fondamentale. Per far le giuste scelte di conservazione bisogna comprendere la biodiversità ed identificare la variabilità che non deve essere persa, prima che sia troppo tardi.

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