2 Settembre 2021

Alcune tappe principali della tutela della biodiversità

ConSDABI (Consorzio per la Sperimentazione, Divulgazione e Applicazione di Biotecniche Innovative)

Si può ritenere che la consapevolezza
dell’importanza dell’ecosistema nel fornire benefici all’umanità abbia origini
antiche: già Artaserse I, nel 450 a. C., norma l’utilizzazione delle foreste di
cedro del Libano, imponendo tutta una serie di limitazioni nel taglio di questa
specie; non è dato sapere, storicamente, almeno fino a oggi, le motivazioni di
questa normazione; si può ipotizzare l’eventuale conseguenza negativa del
disboscamento sui cambiamenti climatici e sull’erosione del suolo. Platone L.
(circa 400 anni a. C.) prevede una multa per gli agricoltori proprietari di
fondi nei quali si fossero sviluppati incendi con l’intento di danneggiare gli
alberi dei vicini. Teofrasto T. (circa 250 a.C.) coglie la questione del
rapporto tra disboscamento e dilavamento del suolo individuando
nell’abbattimento delle foreste del monte Emo da parte dei Galli una delle
cause del dilavamento del suolo. Anche Tito Lucrezio Caro (98/96 – 55/54 a.C.)
potrebbe essere riconosciuto come un antesignano del concetto di 'biodiversità'; egli, infatti, riconosce
l’esistenza di una diversità sia tra che entro la specie, generata
dall’aggregazione degli atomi in forme complesse e varie; egli, nel De rerum
natura
(Libro II, 332-380), cosí si esprime: “ E ora, continuando,
apprendi quali siano i principi di tutte le cose, e quanto siano differenti
nelle forme, quanto siano variati per figure di molti generi; non perché pochi
siano dotati di forma simile, ma perché non sono tutti generalmente a tutti. Non
c’è da meravigliarsene; e infatti, essendo la loro massa tanto grande che, come
ho mostrato, non ha fine, nè totale, senza dubbio non devono avere
assolutamente tratti del tutto uguali a quelli di tutti gli altri, né essere
improntati della stessa figura. (Considera) inoltre il genere umano e i branchi
di pesci squamosi che nuotano, e gli opimi armenti e le fiere e i vari uccelli,
che popolano le amene dimore delle acque intorno a rive, a fonti e ai laghi,
che volano attraverso i boschi impervi, prendine uno qualunque in rapporto agli
altri della stessa specie e troverai tuttavia che differiscono tra loro nelle
figure. Né altrimenti la prole potrebbe conoscere la madre, né la madre la
prole; vediamo che possono ciò e non meno degli uomini tra loro si riconoscono
bene”
. Egli, nella suddetta diversità descrive l’unicità dell’individuo
tramite l’esempio della vacca cui sia stato ucciso il vitello: “Così, spesso
davanti agli splendidi templi degli dèi un vitello cade immolato presso gli
altari su cui brucia l'incenso, esalando dal petto un caldo fiume di sangue. E
la madre orbata, vagando per verdi pascoli, cerca sul terreno le orme impresse
dai piedi bisulchi, fruga con gli occhi ogni luogo, per vedere se possa in
qualche parte scorgere la creatura che ha perduta; e riempie di lamenti il
bosco frondoso, sostando; e sovente ritorna alla stalla, trafitta dal rimpianto
del giovenco;né i teneri salici né le erbe vivificate dalla rugiada , né quei
fiumi scorrenti da somme rive possono distrarre lo spirito  e allontanare l’affanno improvviso,  né la vista di altri vitelli per i pascoli in
rigoglio può distrarre il suo animo e alleviarne l'affanno: tanto essa ricerca
qualcosa che è sua propria e che le è nota”.
 

Si ricorda che Carlo
Magno (742 - 814 d.C.) impone per legge agli agricoltori ‘l’obbligo’ di
coltivare 90 specie di piante in via di estinzione per evitarne la scomparsa.

L’importanza della conservazione della ‘variabilità genetica’ è  già viva negli zootecnici pionieri della tradizione accademica italiana e non italiana; tra gli altri si ricordano: Toggia F. (1752 – 1825), Bakewell R. (1725-1795), Grognier L. (1774 – 1837), De Dombasle M. C.J.A. (1777 – 1843), De Gasparin É.P. (1783 – 1862), Baudement E. (1816 – 1863), Lemoigne A. (1821-1900), Cristin A. (1823-1891), Sanson A. (1826 – 1902), Cornevin C. (1846 – 1897), Baldassarre S. (1853 – 1917), Faelli F. (1862-1943), Dechambre P. (1868-1935), Scheunert H. (1879 – 1957), Montemurro O. (1921 - 2010). Non trascurabile è l’attenzione che Giuliani R. (1887 - 1962), nella sua Rivista di Zootecnia, dedica ai tipi genetici autoctoni italiani (a esempio: bovino ‘Burlina’, suino ‘Casertana’, ovino ‘Quadrella’, ecc.) e alla necessità di una loro tutela (Giuliani R., 1927a e b; 1934). A esempio, a proposito del ‘declino’ del suino Casertana, Giuliani R. (1927) lamenta i numerosi ‘inquinamenti’ genetici dovuti all’introduzione di riproduttori di razze diverse (Berkshire, Large Black, ecc.) e conclude l’articolo evidenziando quanto segue: “Se non vogliamo assistere al suo decadimento, se vogliamo evitare di rimpiangerla domani, quando essa sarà scomparsa o degenerata in maniera irreparabile, occorre intervenire rapidamente ed energicamente con un programma tecnicamente ben elaborato da attuarsi metodicamente”. Bettini T.M. (1959) sottolinea fortemente la necessità di preservare la riserva di ‘variabilità genetica latente’ (definita anche ‘potenziale’ o ‘criptica’), della quale ciascun organismo vivente è portatore. L’esistenza di un ‘magazzino di variabilità genetica latente’ era stata ipotizzata e identificata anche già da Darwin C. (1868) in ciò che egli aveva denominato ‘gemmule’ nel formulare la teoria della ‘pangenesi sessuale’; secondo Darwin, la proporzione di gemmule (unità di ‘ereditarietà’ e di ‘sviluppo’) ‘silenti’ poteva essere ‘risvegliata’ da qualsiasi mutamento climatico e/o nutrizionale.

A livello
globale, la consapevolezza dell’erosione delle Risorse Genetiche Animali ha
origine negli anni ’60 e pone l’attenzione sulla conservazione dei tipi
genetici a rischio (Ollivier L. e Lauvergne J.J., 1988; Alderson L. e Bodò I., 1992). Tra le iniziative svolte in tale periodo si ricordano: (a) quattro Conferenze
organizzate dalla FAO sulla “Conservazione, sulla valutazione e sull’impiego
della risorsa genetica animale”
dedicate, rispettivamente, ad aspetti
generali (1966), alla specie bovina (1968), alla specie suina (1971) e al
pollame (1973); (b) 1. Congresso mondiale di genetica applicata alle
produzioni animali
(Madrid, 1974), nell’ambito del quale si svolge una
Tavola rotonda “The Conservation of Animal Genetic Resources”
articolatasi in 8 interventi interessanti sia problematiche di carattere
generale (Mason I.L., Maijala K., Turton J.D.) che peculiari di alcuni Paesi
(Bowman J.C., Epstein H., Laurans R.) o di alcune specie di interesse
zootecnico (polli, ovini e cavalli) (Somes R.G., Sánchez Belda A., Iglesia
Hernández P.J.).

Nonostante
le suddette iniziative, le attività concernenti le Risorse Genetiche Animali in Europa iniziano
ufficialmente nel 1980, quando la Commissione di genetica animale
dell’Associazione Europea per la Produzione Animale (European Association
for Animal Production,
EAAP) istituisce un gruppo di lavoro sulle
Risorse Genetiche Animali
.  Una delle principali attività di tale gruppo
è quella di organizzare regolari rilievi delle razze e delle popolazioni
bovine, ovine, caprine equine e suine nei diversi paesi europei. Nel 1988, su accordo
FAO-EAAP, viene realizzata, presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di
Hannover, la EAAP-Animal Genetic
Data Bank
(EAAP-AGBD) coordinata
dal dr.  Distl O. e avente lo scopo di
raccogliere i dati relativi alle Risorse Genetiche Animali provenienti sia dai
Paesi sviluppati (PS) che da quelli meno sviluppati (Least developed Contries, LDC). Nel 1991 si ha il trasferimento
degli inventari relativi ai dati extraeuropei da Hannover alla FAO per la
realizzazione di un sistema informativo FAO.

Nel 1992 si annoverano due eventi di risonanza globale:

  1. la risoluzione di Nairobi sulla
    relazione fra la convenzione per la biodiversità e la promozione
    dell'agricoltura sostenibile;
  2. la convenzione di Rio de Janeiro
    sulla biodiversità; quest’ultima ha come obiettivi: (i) la
    conservazione della biodiversità; (ii) l’uso sostenibile delle sue componenti;
    (iii) l’equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle
    risorse.

Nel 1993, anche i dati europei della EAAP-AGBD vengono trasferiti da Hannover a Roma in vista della
stesura, da parte della FAO, della “World Watch List for Domestic Animal
Diversity”
(Loftus R. e Scherf B., 1993); l'EAAP, contemporaneamente,
pubblica il volume “Genetic Diversity of European Livestock Breeds” (Simon
D.L. e Bauchenauer D., 1993) contenente informazioni raccolte su 877 razze.

Alla fine del 1994, viene ultimato il trasferimento di dati da Hannover a
Roma con consegna alla FAO di informazioni su un totale di oltre mille razze,
interessanti 9 specie e 53 Stati.

Nello stesso anno, la FAO definisce la Global Strategy for Management
of Animal Genetic Resources
(GS.FAO.AnGR, Strategia Globale per la Gestione
delle Risorse Genetiche Animali) e prevede l’istituzione di: (a) una
Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e per l’Agricoltura
(CGRFA, Commission on Genetic Resources for Food and Agriculture); (b)
un National Focal Point (NFP); (c) un Regional Focal Point
(RFP). In tale contesto, nel 1994 il Governo Italiano accredita presso la FAO
il ConSDABI come National Focal Point,
nominando nel 1995 il prof. D. Matassino coordinatore.

Nel 1995, viene reso operativo su internet il Sistema informativo globale
sulla Diversità degli Animali Domestici DAD-IS (Domestic Animal Diversity -
Information System
) della FAO e la responsabilità dell’aggiornamento viene
affidata ai Coordinatori dei National Focal Point entro la GS.FAO.AnGR
con il supporto dell’EAAP. Nel 1996, il Prof. Nardone A., in qualità di
Presidente dell’EAAP, suggerisce una proposta all’Unione Europea, riguardo la
propria regolamentazione sulle risorse genetiche in agricoltura (regolamento
1467/94), al fine di armonizzare la banca dati europea (EAAP-AGDB) e la
revisione del sistema di informazione da parte della FAO. Nel 1997 i due
sistemi informativi EAAP-AGBD e DAD-IS vengono armonizzati, per cui i
coordinatori nazionali aggiornano gli inventari sui protocolli dell'EAAP e,
successivamente, i dati vengono trasferiti al DAD-IS.

Nel 1996 viene avviato l’ERFP con il coordinamento del
dr. Planchenault D.; esso, però, diventa pienamente operativo nel 2001. Gli
scopi principali dell’ERFP sono: (a) supportare la conservazione in
situ
ed ex situ della risorsa genetica animale, nonché un uso
sostenibile della stessa; (b) facilitare la realizzazione del piano di
azione globale FAO per la risorsa genetica animale.

Nel maggio 2000 si tiene a Nairobi (Kenya) la 5. Conferenza delle
Parti (COP 5) della Convenzione sulla Diversità Biologica, nel corso della
quale viene definito un nuovo approccio alla tutela delle risorse naturali: l’‘approccio
ecosistemico’;
quest’ultimo inteso come “una strategia per la gestione
integrata della terra, dell’acqua e delle risorse viventi che promuove la
conservazione e l’uso sostenibile in modo giusto ed equo”
. Questa
definizione implica non solo la conservazione ma anche l’utilizzo delle risorse
(non solo viventi), con un riferimento alla giustizia e alla equità sociale.

Nel 2007 viene implementato il network EFABIS (European
Farm Animal Biodiversity Information System
), quale sistema
informatizzato integrato costituito da database nazionali
decentralizzati di documentazione delle AnGR aggiornati dai singoli
coordinatori nazionali e confluenti nel DAD - IS della FAO.

Il 29 ottobre 2010 viene adottato, dalla 10.
Conferenza delle Parti (COP) della Convezione sulla Diversità Biologica (CBD),
il protocollo di Nagoya, il cui obiettivo è quello di assicurare l’equa e
giusta ripartizione dei benefici derivanti dall’uso delle risorse genetiche e
delle conoscenze tradizionali a esse associate; il tutto per garantire un
regime internazionale per l’accesso e per la condivisione delle risorse
genetiche (cosiddetto “Access and Benefit Sharing, ABS”).

Nel 2014 l’ERFP propone la realizzazione di
EUGENA (European Genebank Network for AnGR), network virtuale tra
i Paesi e, quindi, tra gli enti di ricerca autorizzati che dispongono di una
banca di materiale genetico (a esempio seme, ovociti, DNA, ecc.) al fine di
condividere le proprie informazioni per facilitare la conservazione ex situ delle
risorse genetiche animali.


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