18 Maggio 2021

Brucellosi bufalina

La brucellosi è una delle principali zoonosi batteriche a livello mondiale.
È rimasta una malattia di importanza globale sin dalla sua scoperta da parte di
Bruce nel 1888 e continua ad essere una delle principali preoccupazioni
economiche e di salute pubblica. Il bacino del Mediterraneo è tra le regioni
geografiche elencate come ad alto rischio (Taleski et al., 2002, Corbell,
1997).

L'agente causale della brucellosi è un gruppo di batteri intracellulari
facoltativi gram-negativi appartenenti al genere Brucella. Si conoscono sette
specie appartenenti a questo genere, categorizzate in base all’ospite primario
(Adams and Schutta, 2010).

La malattia rappresenta da sempre uno dei più gravi problemi zooeconomici
per gli ingenti danni provocati negli allevamenti di animali da riproduzione, a
causa della perdita dei prodotti del concepimento, delle infezioni genitali,
dei fenomeni di ipofecondità o sterilità temporanea o permanente, della
diminuzione della secrezione lattea, dell’aumentata incidenza delle malattie
neonatali e del notevole deprezzamento commerciale dei soggetti colpiti
(Parlato, 2009).

Allo stesso tempo, la brucellosi costituisce un importante problema di
sanità pubblica per le infezioni umane. Il contagio può avvenire per contatto
diretto con tessuti, sangue, urine, secreti vaginali, feti abortiti e,
soprattutto, placente. Può essere anche trasmessa per via alimentare attraverso
l’ingestione di latte non pastorizzato e formaggi freschi provenienti da
animali infetti.

La brucellosi bufalina in Italia è causata da Brucella abortus e,
sempre con maggiore frequenza, da Brucella melitensis (Galiero, 2007).
Difatti, nonostante B. abortus è la specie patogena tipica dei bovini e
bufalini, aumentano sempre più i casi di brucellosi causata da B. melitensis
riconducibili specialmente al biotipo 3 (Martucciello e Galiero, 2005).

Figura 4. Distribuzione di
ceppi di Brucellae in bufali dal 2007 al 2015. De Massis et al. 2019

La capacità di questi microrganismi di instaurare e mantenere un’infezione
cronica è strettamente correlata alla capacità degli stessi di sopravvivere e
replicare all’interno della cellula ospite (Roop, R. M. et al, 2004). In
seguito alla penetrazione attraverso le mucose, le brucellae migrano ai
linfonodi, al fegato, alla milza, alle ghiandole mammarie all’interno dei
fagociti. Ed è proprio attraverso le ghiandole mammarie che molte bufale
infette liberano brucellae nel latte. La mammella rappresenta notoriamente una
delle sedi di localizzazione preferenziale per le brucelle; l’incidenza di tale
localizzazione si aggira attorno all’80% delle bovine infette. L’infezione può
così trasmettersi con il colostro e il latte.

La brucellosi può penetrare in un allevamento indenne in seguito
all’introduzione di uno o più animali infetti (talora sieronegativi) e quindi
diffonde all’interno dell’allevamento stesso per contaminazione ambientale,
spesso per causa delle brucelle emesse con il feto, con gli aborti, con gli
invogli fetali e la secrezione uterovaginale.

Gli animali possono contrarre l’infezione per via orale, attraverso
alimenti o acqua contaminati, più raramente per via genitale, mucosale e
transcutanea. Inoltre, la capacità delle brucelle di resistere nell’ambiente
esterno, rende difficoltoso il risanamento dell’azienda (Galiero and
Martucciello, 2006).

La brucellosi bufalina è infezione a decorso cronico, spesso in apparente,
caratterizzata essenzialmente da aborto nelle femmine e da processi
infiammatori a carico degli organi genitali nei maschi.

Il fenomeno abortivo riveste un’importanza epidemiologica fondamentale ed è
il fattore che provoca anche gli ingenti danni economici dati dalla malattia.

L’aborto, generalmente tardivo, si manifesta tra il sesto e nono mese di
gravidanza, ed è spesso accompagnato da ritenzione placentare. Quando
l’infezione avviene nell’ultimo periodo della gravidanza, si assiste a parti
prematuri e mortalità neonatale. I vitelli sopravvissuti possono rimanere
infetti e presentare aborto nel corso della prima gravidanza dando avvio ad un
ritorno ciclico dell’infezione (Galiero, 2007). I segni clinici sono di solito
poco appariscenti e l’espulsione del feto avviene senza palese interessamento
dello stato generale dell’animale.

La mastite brucellare non si esprime con sintomi apprezzabili; essa provoca
solo una diminuzione della secrezione lattea (circa il 10%) ed alterazioni
fisico-chimiche della stessa (diminuzione del lattosio, aumento dei cloruri).
Al di fuori dell’apparato genitale, l’infezione può rivelarsi in rari casi con
lesioni articolari soprattutto in animali adulti. (Carvalho et al, 2010).

Figura 5. Placenta coriale di
bufala, emorragie diffuse

Figura 6. Feto bufalino,
versamento sieroematico in cavità toracica

La diagnosi microbiologica si basa sull’esame batteriologico dei cotiledoni
e dei principali organi fetali. Le tecniche di biologia molecolare abbreviano i
tempi di risposta ma talvolta difettano di sensibilità (Martucciello e Galiero,
2005).

Figura 7 Percentuale di capi
bufalini positivi e abbattuti nel periodo 2003-2011

Per oltre 20-30 anni sono stati effettuati programmi di eradicazione basati
sull’abbattimento di capi infetti.

Tuttavia, le infezioni latenti, l'incubazione prolungata dell'agente
patogeno, la protezione incompleta fornita dai vaccini e le difficoltà nel distinguere
sierologicamente tra animali vaccinati e animali naturalmente infetti hanno
limitato l'efficacia dei programmi di eradicazione (Borriello et al., 2006).
Inoltre, secondo Ciuchini et al. 2005, il ceppo vaccinale Brucella abortus
RB51 si può rendere talvolta responsabile di aborto se il vaccino vivo
attenuato viene utilizzato in bufale gravide.

In tale contesto si inserisce l’approccio di migliorare la resistenza degli
animali domestici alle infezioni mediante selezione genetica.  Anche negli allevamenti bufalini dove la
propagazione dell’infezione da B. abortus è particolarmente estesa, si
osserva che circa il 20% dei soggetti rimane negativo ai test sierologici e
quindi presumibilmente è non infetto. È proprio questa osservazione a suggerire
che la variazione genetica può svolgere un ruolo fondamentale nella resistenza
alla brucellosi.

Secondo Borriello et al., 2006, Capparelli et al., 2007, la variante allelica BB al locus nramp è associata alla resistenza alla brucellosi. Gli animali con genotipo BB esprimono più alti livelli di messaggero nramp e quindi più alti livelli di proteina, e possono pertanto controllare la replicazione del patogeno più efficacemente (Borriello G. et al, 2006).

Figura 8 Abilità di soggetti
con variante allelica AA e BB di controllare la replicazione intracellulare di Brucellae

Altri studi hanno dato ancor più rassicurazioni sulla possibilità di
selezione genetica, Ip et al., 2009 ha riscontrato che anche il gene mbl influisce
sulla resistenza alla brucellosi nel bufalo, tale gene codifica una delle
proteine chiave dell’immunità innata. Molto interessante, ad esempio, è la
ricerca effettuata da Parlato et al. 2007 in cui è stata investigata la
funzione del gene mbl in soggetti geneticamente suscettibili e altri
geneticamente resistenti, considerando che il siero di questi ultimi ha
naturalmente una maggiore concentrazione della proteina del mbl.

Quando i monociti bufalini sono infettati in vitro con brucellae
opsonizzate con sieri provenienti da animali resistenti, a differenza di quanto
si verifica con sieri provenienti da animali geneticamente suscettibili, si
osserva un’accelerazione del processo di internalizzazione, un’attività
battericida maggiore e un’ipomodulazione della riposta infiammatoria.

Figura 6 Internalizzazione di B.abortus pretrattata con sieri
provenienti da animali. Parlato et al. 2007

Figura 7 Sopravvivenza intracellulare di B abortus pretrattata
con sieri di animali gen. resistenti (A) e gen. suscettibili (B). Parlato et al
2007

La necessità di trovare una metodologia di controllo ed eradicazione più
efficiente e sostenibile ha portato molti ricercatori ad impostare studi atti a
determinare l’esistenza di basi genetiche per poter selezionare animali
resistenti a tale patogeno. I risultati ottenuti dalle molteplici ricerche
mostrano che controllare la brucellosi ed in particolar modo le infezioni da B.
abortus
è realistico e possibile. Data la relativa alta presenza di
soggetti geneticamente resistenti (Parlato et al., 2007), il livello di
immunità negli allevamenti bufalini potrebbe incrementare rapidamente se si
instaurassero piani di selezione determinati su un pool di dati adeguatamente
acquisiti. Tale approccio ha l’intento di portare un impatto positivo al
comparto lattiero-caseario nato intorno alla Bufala Mediterranea ed allo stesso
tempo di contenere il pericolo per la salute animale e umana.

Bibliografia

Adams G. L. and Schutta C. J. 2010. Natural
Resistance against brucellosis: A review. The open
veterinary science journal. 4:61-71.

Borriello G., Capparelli R., Bianco M., Fenizia D.,
Alfano F., Capuano F., Ercolini D., Parisi A., Iannelli D. 2006. Genetic
resistance to Brucella abortus in the water buffalo (Bubalus bubalis). Infect
Immun 74:2115–21207.

Bruce D. 1888 The Micrococcus of Malta Fever.
Practitioner. 40: 2341-9.

Brucellosi bufalina in Campania. Azioni e strumenti di
intervento. Programma di sviluppo rurale PSR Campania. 2007/2013.

Capparelli R., Alfano F., Amoroso M.G., Borriello G.,
Fenizia D., Bianco M., Roperto S., Roperto F., Iannelli D. 2007. Protective
effect of the Nramp1 BB genotype against Brucella abortus in the water buffalo
(Bubalus bubalis). Infect Immun 75:988–996.

Carvalho Neta A.V., Mol J.P., Xavier M.N., Paixao
T.A., Lage A.P., Santos R.L. 2010. Pathogenesis of
brucellosis. VET j. 184, 146-155.

Ciuchini F., Adone R., Pasquali P., Marianelli C.,
Fenizia D., Galiero G., Guarino A., Iovane G. 2005. Uso del vaccino RB-51 nei
bufali. Il progresso veterinario 10: 443-448.

Corbel MJ.  1997.
Brucellosis: an overview. Emerg Infect
Dis. 3(2): 213-21.

De Massis, F., Zilli, K., Di Donato, G., Nuvoloni, R.,
Pelini, S., Sacchini, L., … Di Giannatale, E. 2019. Distribution
of Brucella field strains isolated from livestock, wildlife populations, and
humans in Italy from 2007 to 2015. PLoS
ONE, 14.

Galiero G. 2007. Causes of infectious abortion in
the Mediterranean buffalo. Italian journal of animal
science. 6:194-199.

Galiero G., Martucciello A. 2006. Rassegna sintetica
delle cause infettive di aborto nella Bufala. Large animal review 12:25-29

Ip W.K., Takahashi K.,
Ezekowitz R.A., Stuart L.M. 2009. Mannose-binding lectin and innate
immunity. Immunol Rev. 230(1):9-21.

Martucciello A., Galiero G. 2005. Abortions
caused by bacteria in buffalo cows in Italy Bubalus bubalis 4: 15-18.

Parlato M., Borriello G., Iannnaccone M., Palumbo D.,
Capparelli R. 2007. Studio del gene mbl (mannose binding lectin) in relazione
alla resistenza all’infezione da B.abortus nel buffalo (Bubalo
bubalis
). Giornate Scientifiche. Università degli Studi di Napoli “Federico
II” 20-21 p.247.

Roop R.M., Bellaire B.H., Valderas M.W., and
Cardelli J.M. 2004. Adaptation of the brucellae to their intracellular niche.
Mol. Microbiol. 52:621-630.

Taleski V, Zerva L,
Kantardjiev T. 2002. An overview of the epidemiology and epizootology
of brucellosis in selected countries of Central and Southeast Europe. Vet Microbiol. 90(1-4): 147-55.

    array(0) { }