2 Settembre 2021

L’approccio “One Health” ed il progetto LEO

Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise Giuseppe Caporale, Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche "Togo Rosati"

Tutti, più o meno inconsciamente, sappiamo che molti
microbi sono in grado di infettare sia gli animali che gli esseri umani.
L’approccio corretto per lottare contro una malattia non è quindi quello di combatterla
sull’uomo ma bensì ampliare il campo d’azione all’intero ecosistema. Ad esempio
è più utile combattere la fonte del virus della rabbia (vaccinando i cani) che
curare la rabbia nell’uomo. Appare oramai evidente a tutti come gli animali, le
piante e gli esseri umani, condividano lo stesso ecosistema e come la salute
dell’ecosistema (aria, acqua, fonti alimentari…) sia quella di tutti gli esseri
viventi. L’approccio “One Health” - una sola salute – rappresenta il modello ideale
per raggiungere la salute globale perché affronta i bisogni delle popolazioni
sulla base dell’intima relazione tra la loro salute, la salute dei loro animali
e l’ambiente in cui vivono, considerando l’ampio spettro di determinanti che da
questa relazione emerge. Con questa metodologia si è preso coscienza del fatto che
le proprietà dell’ecosistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite
le sue singole componenti, poiché la sommatoria funzionale delle parti è sempre
maggiore, o comunque differente, delle medesime parti prese singolarmente.

L’approccio è molto ampio, tanto che si parla di
“One Health - cambiamenti climatici” in quanto questi mutamenti hanno
un’influenza sulla salute di tutti. Un aumento di 2-3ºC della temperatura media
globale influenzerà i percorsi migratori delle zanzare, aumentando la
popolazione a rischio di malaria del 3-5% per esempio; o ancora, l'innalzamento
del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacciai, gli eventi meteorologici
estremi, le ondate di calore, la siccità e gli incendi stanno costringendo
sempre più specie a migrare.

Non è infrequente sentire “One Health – Benessere
animale” poiché il commercio illegale di fauna selvatica può trasportare
animali selvatici e i loro agenti patogeni in aree geografiche che altrimenti
non potrebbero raggiungere, come nel caso del virus della West Nile Disease,
che è stato introdotto nell'emisfero settentrionale. Molti animali selvatici
vengono venduti per la carne, la pelle, i denti o le unghie o come animali domestici
e vengono allevati in condizioni estremamente avverse e stressanti. Entrano in
contatto tra loro e con l'uomo in ambienti non controllati rendendo inevitabile
l'insorgere di malattie infettive.

“One Health – e perdita di biodiversita”. Gli
animali in natura ospitano un numero elevato di agenti patogeni. Tuttavia,
alcuni studi postulano che l'elevata diversità delle specie diminuisca la
densità ospite-patogeno e mantenga in equilibrio la popolazione dei loro
vettori, riducendo così la contagiosità e la prevalenza della malattia e si
riferiscono a questo come "effetto di diluizione". La perdita di
biodiversità è più comunemente osservata come un calo della popolazione dei
predatori -che controllano il numero di ospiti e vettori- causato dall'interruzione
della catena alimentare.  Ad esempio, una
diminuzione della popolazione di serpenti porta ad un aumento della popolazione
di topi e gli agenti patogeni si diffondono più facilmente.

Questo sopra riportati sono solo alcuni esempi,
non abbiamo citato la lotta alla povertà e alla fame, l’antibiotico resistenza
e tanti altri determinanti.

Chi è coinvolto nell'approccio One Health?

Per gestire questo modello risulta di fondamentale
importanza l'integrazione di professionalità diverse con una vasta gamma di
competenze attive in ambiti molto diversi, come la salute pubblica, la salute
degli animali, la salute delle piante e l'ambiente. Ma non basta, se vogliamo prevenire
efficacemente le epidemie da zoonosi e i problemi di sicurezza alimentare diventa
indispensabile la condivisione, fra tutti i settori, dei dati epidemiologici e delle
informazioni di laboratorio. La politica, la ricerca e le imprese di tutti i
settori dovrebbero coordinarsi, a livello locale, nazionale, e sovranazionale,
per attuare misure congiunte contro le minacce per la salute.

Le tre grandi organizzazioni mondiali operanti
nel settore che sono OMS (Organizzazione mondiale della sanità), la FAO
(Organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione) e
l’OIE (Organizzazione mondiale della sanità animale) lavorano da anni per
promuovere risposte multisettoriali ai rischi per la sicurezza alimentare, ai
rischi di zoonosi e ad altre minacce per la salute pubblica a livello umano -
interfaccia animale - ecosistema e per fornire indicazioni su come ridurre
questi rischi.

L’Istituto Superiore di Sanità, nella giornata
europea “All for One Health” 2021, ha comunicato l’impegno assunto nel suo
Piano strategico 2021-2023, per promuovere la crescita della capacità
multidisciplinare necessaria per le sfide sanitarie complesse a livello
nazionale e internazionale, affrontando le lacune rilevanti nella ricerca,
networking, integrazione e formazione, attraverso la valorizzazione di tutti i
settori coinvolti, inclusi l'ambiente e i settori socioeconomici e la
partecipazione di cittadini e comunità tra gli stakeholder al fine di garantire
il pieno impatto di questo metodo.

Il progetto LEO, con la sua spinta
all’integrazione di banche dati differenti ed eterogenee all’interno della quale
confluiscono dati di diversa natura (veterinari, climatici, zootecnici,
ambientali…) rappresenta uno strumento fondamentale a sostegno di questo
approccio.

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