24 Marzo 2021

LENTIVIROSI

Istituto Zooprofilattico Sperimentale

Le
lentivirosi dei piccoli ruminanti possono essere ricondotte a due patologie
principali, MAEDI VISNA negli ovini e artrite-encefalite (CAE) nei caprini, che
risultano in una forma cronica, multisistemica e progressiva di malattia.

Sebbene
gli agenti eziologici siano stati a lungo considerati come patogeni specifici
delle pecore e delle capre, negli ultimi anni l’analisi filogenetica degli isolati
ha permesso di stabilire che essi rappresentano in realtà un continuum virale
(Leroux et all., 2008), tanto da poter essere classificati come SRLVs (Small
Ruminants Lentivirus), appartenenti alla famiglia Retroviridae, sottofamiglia
Lentivirus.

SRLVs
danno luogo a malattie “lente” (slow infections), sia nella fase preclinica,
che può durare mesi se non anni, sia nella fase clinica, caratterizzata da una
lenta ma inesorabile progressione che esita nella morte dell’ospite. Inoltre,
l’infezione persistente da SRLVs genera animali carriers che, in allevamento,
rappresentano una fonte continua di contaminazione virale.

Clinicamente
entrambe le patologie si presentano in modo multiforme, coinvolgendo diversi
organi bersaglio: gli animali infetti manifestano segni di polmonite
interstiziale progressiva, mastite indurativa,poliartrite, encefalomielite
(Zink et all., 1994) con conseguente compromissione dello stato di benessere,
delle performances zootecniche e perdite economiche anche imponenti per
l’azienda.

L’ingestione
di colostro e latte di madre infetta rappresenta la principale via di
trasmissione di SRLVs (Zink et all., 1990), ma anche la inalazione di aerosol
infetto è una via comune, in special modo quando sussistono condizioni di
stretto contatto (ad es. tra madre e prole) o di promiscuità che dura a lungo
(ad es. in caso di stabulazione invernale all’interno dei ricoveri) (East N.E
et all., 1993). La trasmissione del virus per via verticale è possibile ma non
frequente: l’infezione in utero avverrebbe in una bassa percentuale di casi
mentre il seme, pur contenendo il virus, non si è dimostrato costantemente infettante.
La trasmissione indiretta attraverso personale, locali e strumentazione
infetti, infine, non deve essere mai sottovalutata nell’applicazione di un
corretto piano di biosicurezza aziendale (Greenwood et all., 1995).

La
persistenza dell’infezione deriva in primo luogo da cause direttamente
correlate al virus e alle sue modalità di infezione. Innanzitutto, SRLVs sono
dotati di notevole capacità di adattamento all’ospite tanto che, accanto agli
stipiti classici che tradizionalmente infettano solo la pecora e solo la capra,
esistono stipiti in grado superare la barriera di specie, sia in vivo che in
condizioni sperimentali.

Questa
capacità di infettare specie diverse ma spesso conviventi rappresenta un serio
rischio negli allevamenti misti che, in Italia, sono piuttosto numerosi.
Inoltre, un notevole numero di animali infetti può apparire asintomatico e
continuare a veicolare il virus attraverso colostro e latte e/o secrezioni
respiratorie: la presenza di carriers in allevamento permette la sopravvivenza
indisturbata di SRLVs.

Inoltre,
alcune caratteristiche patogenetiche del virus possono influenzare le
performances dei test diagnostici. Infatti, a causa di meccanismi messi in atto
da SRLVs per eludere il sistema immunitario dell’ospite, l’animale può risultare
sieronegativo per un periodo variabile, anche piuttosto lungo oppure, dopo aver
siero convertito, può risultare temporaneamente negativo ad una nuova indagine,
a causa di un basso titolo anticorpale. Anche per le tecniche biomolecolari si
devono considerare alcuni fattori limitanti, come la notevole plasticità di
SRLVs e il basso numero di leucociti infetti individuabili nel sangue.

L’infezione
da Lentivirus risulta diffusa a livello globale, a causa soprattutto delle
movimentazioni di animali vivi, che giocano il ruolo maggiore nella
disseminazione del virus in aree geografiche diverse (Peterhans et all., 2004).
Attualmente i dati relativi alla diffusione della malattia sono scarsi e non
sufficientemente attendibili: il sistema WAHID riporta la presenza di CAE e
MAEDI VISNA in diversi paesi, ma la percentuale riportata potrebbe essere
sottostimata;

A
causa di questo notevole impatto sulla zootecnia ovicaprina, molti paesi
comunitari hanno messo in atto piani di eradicazione dopo la comparsa di queste
patologie sui propri territori, e nella maggior parte dei casi hanno raggiunto
l’obiettivo (Islanda, Paesi Bassi, Finlandia, Norvegia, Svezia, Belgio,
Danimarca, Germania, Francia, Svizzera). Tutti questi piani sono nati
dall’iniziativa di persone motivate ad eradicare SRLVs, e successivamente sono
stati regolamentati a livello centrale.

La
strategia di controllo, in ogni caso, ha avuto come obiettivo iniziale la
graduale riduzione della prevalenza dell’infezione, attraverso misure quali la
rimozione dei capi positivi e il ripopolamento con capi indenni, la netta
separazione dei neonati alla nascita e il loro allattamento “artificiale”; in
un secondo momento, si è raggiunto il consolidamento dello stato di indennità
fino all’eradicazione del virus, attraverso la programmatica attività di
controllo e l’applicazione costante delle misure di biosicurezza. Le misure
adottate hanno permesso a molti paesi europei di raggiungere l’obiettivo perché
gli allevatori sono stati coinvolti e motivati: la formazione dei principali
attori rappresenta un punto cruciale nel successo di ogni piano di eradicazione
di malattie infettive.

In
Italia la CAE ha fatto la sua comparsa nei caprini negli anni ’80,
probabilmente introdotta da alcuni animali infetti di provenienza francese
(Agrimi et all., 1985); poche e incerte notizie si hanno invece
sull’introduzione di MAEDI VISNA. Ad ogni modo, l’infezione da SRLVs si è diffusa
in breve tempo sul territorio italiano seguendo lo sviluppo dell’allevamento
ovicaprino, e ad oggi risulta presente in maniera uniforme, sebbene non siano
disponibili precisi dati di prevalenza perché le malattie da SRLVs non
rientrano in nessun sistema di controllo ufficiale sull’intero territorio
nazionale. La quasi totale mancanza di attività programmatiche di controllo
della malattia costituisce, pertanto, la causa principale della presenza
costante di SRLVs negli allevamenti ovicaprini.

La
maggior parte delle regioni non inserisce le lentivirosi nelle proprie attività
di sorveglianza sanitaria. L’iniziativa, in tal senso, è lasciata alla
sensibilità di veterinari, pubblici o privati, che operano sul territorio, e
che considerano le lentivirosi nella diagnosi differenziale di alcune
sintomatologie riscontrate nelle greggi dei propri territori; i dati che derivano
da una tale attività diagnostica di routine, tuttavia, non possono essere usati
neanche per stimare la prevalenza della malattia sul territorio, essendo
raccolti in maniera frammentaria e assolutamente “soggettiva”. Questo significa
che su gran parte del territorio nazionale non solo la malattia non è soggetta
ad alcun intervento ufficiale di contenimento, ma addirittura, non si è in
possesso di alcuna informazione significativa, di tipo clinico piuttosto che
epidemiologico, che possa rappresentare il substrato iniziale su cui improntare
un’attività programmatica di eradicazione dell’infezione.

Questa
situazione causa un gap notevole nella raccolta, elaborazione e gestione di
dati relativi alla malattia, nonostante le lentivirosi dei piccoli ruminanti
rappresentino una minaccia subdola per l’allevamento ovicaprino; in mancanza di
un piano di controllo strategico, infatti, SRLVs possono permanere in
allevamento, causando ridotte performances zootecniche che diventano ingenti
solo col passare del tempo, e delle quali l’allevatore si accorge con netto
ritardo rispetto all’introduzione dell’infezione stessa. La sieropositività a
SRLVs si associa spesso a ridotta durata della lattazione, minore
qualità/quantità di lipidi, proteine e lattosio nel latte, ridotta capacità di
concepimento, scarso accumulo ponderale, maggiore predisposizione ad altre
patologie.

Nel
nostro paese i piani locali di controllo, nati spontaneamente, hanno
inizialmente interessato realtà più o meno circoscritte, e attualmente stanno coinvolgendo
“nuovi” territori in un circolo virtuoso di controllo delle patologie da SRLVs.
Il lavoro importante di queste realtà non basta, tuttavia, a risolvere un
evidente problema sanitario, che dovrebbe essere affrontato in maniera uniforme
a livello nazionale. Nelle greggi di molte regioni italiane, le lentivirosi non
sono un problema sottovalutato, bensì un problema mai valutato. Il vuoto legislativo
che interessa le patologie da SRLVs dovrebbe essere colmato con attenzione e
impegno, per non vanificare i risultati già ottenuti e poter ottenere uno
status sanitario definitivamente competitivo.

Poiché
ad oggi non esistono vaccini né farmaci in grado di prevenire e trattare la
patologia da SRLVs, la diagnosi accurata e rapida degli animali infetti rappresenta
l’obiettivo da perseguire. Lo screening si basa su tecniche sierologiche
diverse, AGID ed ELISA in primo luogo, e può essere seguito da approfondimenti
diagnostici soprattutto di tipo biomolecolare.

Bibliografia

Leroux
C, Mornex JF. Retroviral
infections in sheep and the associated diseases. Small Rumin Res 2008; 76(1-2);
68-76

ZinkM.C., Johnson, L.K. Pathobiology
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Zink MC, Yager JA, Myers JD.
Pathogenesis of caprine arthritis encephalitis virus. Cellular localization of
viral transcripts in tissues of infected goats. Am J Pathol 1990; 136:843–54

East N.E., Rowe J.D., Dahlberg J.E.,
Theilen G.H., Pedersen N.C. Modes of transmission of caprine arthritis-encephalitis
virus infection, Small Rumin. Res. 10-1993; 251–262

Greenwood P.L., North R.N., Kirkland
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Peterhans E, Greenland T, Badiola J
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Agrimi
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