18 Maggio 2021

Paratubercolosi

La paratubercolosi è una malattia infettiva e contagiosa
dal decorso cronico e debilitante dell’apparato gastroenterico, che colpisce in
particolare i ruminanti domestici e selvatici come enterite infettiva; il
suo decorso non è curabile. L’organizzazione Mondiale per
la sanità Animale (OIE) ha inserito la paratubercolosi nella lista delle
malattie denunciabili: qualunque caso sospetto deve essere denunciato
all’autorità competente. La paratubercolosi è stata inoltre inserita in
Allegato II del regolamento 429/2016 (Animal Health Law) della comunità
Europea.

 È conosciuta anche come malattia di Johne (Johne’s Disease) in quanto studiata e descritta per la
prima volta nel 1895 da Johne e Frothingham. Il microrganismo che causa questa
malattia è il Mycobaterium avium subs. paratuberculosis (Map), batterio gram positivo
di forma bastoncellare, che è aerobio, immobile, resistente all'acidità e dotato di elevata resistenza nell’ambiente, dove può sopravvivere per
periodi prolungati: 163 giorni nelle acque di fiume, 270 giorni nelle acque
stagnanti, 11 mesi nelle feci bovine e nel suolo, ma solo 7 giorni nelle urine.
In condizioni sperimentali, è stato dimostrato che la sopravvivenza del Map nei
liquami bovini è di 98 giorni a 15°C, ma può raggiungere 252 giorni a 5 °C. Il
Map non si moltiplica nell’ambiente, ma solo all’interno delle specie animali
recettive, dove trova un habitat favorevole all’interno dei macrofagi. Le specie sensibili sono
i ruminanti, sia domestici (bovini, ovini, caprini, camelidi) che selvatici,
anche se altre specie animali non ruminanti sono recettive all’infezione
naturale o sperimentale e talvolta possono manifestare i sintomi della
malattia.

A livello epidemiologico
è provato il ruolo dei ruminanti selvatici, mentre non è stato ancora chiarito
quello dei non ruminanti; ad ogni modo, la via più comune di introduzione
dell’infezione in allevamento è l’introduzione di animali infetti. Il
principale veicolo di infezione, essendo l’infezione localizzata elettivamente
a livello intestinale, sono le feci. Gli animali infetti possono eliminare con
le feci, in maniera continua o intermittente, notevoli quantità di micobatteri
(fino a cinquemila miliardi al giorno); nelle fasi di infezione più avanzate,
Map si diffonde a vari organi ed apparati e può essere presente in liquidi
biologici come il latte, il seme e l’espettorato. L’infezione si attua
generalmente nel vitello e può avere luogo per via congenita (nel 20-40% dei
soggetti nati da madre con malattia clinicamente manifesta e nel 10-20% dei
soggetti nati da madri con infezione subclinica) o ingerendo colostro o latte
infetto, che risulta tale nel 35% delle bovine con malattia clinicamente
manifesta e nel 3-19% delle bovine con infezione subclinica. Una via molto
importante di diffusione nell’animale giovane è rappresentata dal contatto con
ambiente contaminato, a esempio mammelle imbrattate da feci infette, o da
lettiera, acqua e alimenti contaminati. A questo livello gioca un ruolo molto
importante la struttura aziendale; ad esempio abbeveratoi strutturalmente non
adatti e la conseguente mancata protezione dalla contaminazione fecale ad
esempio degli abbeveratoi sono fattori di rischio per la diffusione
dell’infezione in allevamento, così come la fertirrigazione a livello dei
pascoli.

Il periodo d'incubazione può variare da 6 mesi a 15 anni.
Nei bovini, i sintomi appaiono di regola solo tra i due e i sei anni d'età, più frequentemente in prossimità del parto. Inizialmente si nota
una diminuzione dell’incremento ponderale, pelo ruvido e opaco, cute secca e
anelastica; sono segnalati diminuzione della produzione lattea, ipofertilità,
anemia, febbre intermittente, edema intermandibolare e perdita cronica di
peso. In animali singoli può essere osservata una diarrea profusa, con
produzione di feci dall'odore nauseabondo, contenenti vesciche gassose.  A livello di organi interni, nell'ileo dei
bovini, più raramente presso gli ovini e i caprini, si trovano rigonfiamenti
tipici della mucosa, dall'aspetto che ricorda le circonvoluzioni della
corteccia cerebrale. I relativi nodi linfatici sono ingrossati e, soprattutto
negli ovini, caseo-necrotizzati o calcificati. La malattia allo stato terminale
ha come sintomi anoressia, diarrea talvolta
emorragica, edema nella regione dell’addome, grave e progressivo scadimento delle
condizioni generali, fino alla morte.

Per quanto riguarda la diagnosi della
paratubercolosi, uno dei principali ostacoli al controllo della malattia è
sicuramente la difficoltà di identificazione degli animali infetti che non
mostrano ancora segni clinici, dovuta alla scarsa sensibilità dei test
diagnostici attualmente disponibili. Nel settore italiano delle bovine da
latte, l’infezione da MAP è diffusa con una prevalenza d’allevamento di oltre
il 50%. Esistono due tipi di test diagnostici per la malattia: diretti ed
indiretti. La diagnosi diretta può essere effettuata tramite esame colturale
delle feci, oppure attraverso l’osservazione microscopica diretta delle feci
utilizzando la colorazione di Ziehl-Neelsen, oppure con PCR., mentre la
diagnosi indiretta si può realizzare tramite l’utilizzo di diverse metodiche:
ELISA, test di immunodiffusione in gel di agar (AGID), oppure i test di
valutazione dell'immunità cellulo-mediata (skin test e test del
gamma-interferon). Va comunque detto che al momento non esiste una terapia
efficace in grado di eliminare l'infezione; la via della vaccinazione potrebbe
essere un mezzo per ridurre la percentuale di casi clinici, ma presenta
problematiche come l’interferenza con la reazione della tubercolina bovina (per
tale motivo in Italia il suo utilizzo è vietato), la sensibilizzazione ai test
allergici e sierologici  che divengono
inapplicabili sul soggetto vaccinato (rendendo applicabili solo coltura fecale
e la PCR), possibilità di lesioni al punto di inoculo, patogenicità del vaccino
per l'uomo in caso di inoculazione accidentale, incompatibilità con un'ottica
di eradicazione dell'infezione, oggi ancor più motivata dalle recenti ipotesi
di coinvolgimento di MAP nel Morbo di Crohn dell'uomo.

Per quanto riguarda quindi la
prevenzione, rimane solo il controllo dello stato sanitario o la verifica
dell’allevamento da dove provengono i capi che si vogliono introdurre nel
proprio allevamento, al fine di evitare l’ingresso dell’agente eziologico:
infatti I vari test diagnostici a disposizione non ci danno in nessun caso la
certezza che il soggetto negativo sia sano; per questo motivo è sempre
opportuno che le garanzie riguardino l’intero allevamento di provenienza
dell’animale.

 Le strategie di controllo della
paratubercolosi consistono nell’adozione di misure tendenti ad eliminare i
soggetti infetti e la loro prole, in particolare quelli con alta escrezione
fecale di Map, ed a proteggere i vitelli dall’infezione. È molto importante
infatti evitare il contatto diretto o indiretto del vitello con le feci
potenzialmente infette degli adulti; a tale scopo si raccomandano pratiche di
allevamento come il precoce isolamento del vitello, la sua alimentazione con
colostro di vacche negative, l’allevamento in gruppi omogenei di età fino
all’età adulta, la protezione delle mangiatoie e degli abbeveratoi dalla
contaminazione fecale.

Oltre agli effetti
negativi sulla salute dell’animale e sulle sue performance produttive e
riproduttive, va considerato anche a livello scientifico il possibile ruolo
zoonosico di Map nel Morbo di Crohn dell’uomo, viste le apparenti similitudini
dei sintomi e delle lesioni. Molte ricerche sono state realizzate, soprattutto
negli ultimi anni, dopo la messa a punto di nuovi e più sofisticati test
diagnostici. Al momento non esistono elementi tali da confermare
definitivamente questa ipotesi, in quanto esistono studi che riportano un
legame apparentemente evidente tra la malattia e Map ed altri che lo escludono.
Le difficoltà nel chiarire il problema sono legate alle caratteristiche della
malattia e del microrganismo, e alla mancanza di un protocollo diagnostico
standardizzato da adottare nelle ricerche. Map è stato sospettato inoltre di
essere l’agente causale di altre patologie, come la Scrofula, la Sarcoidosi, la
Colite Ulcerativa e il Diabete tipo 1. L’esposizione dell’uomo al Map sarebbe
dovuta è causata dalla sua presenza nella catena alimentare dove i bovini,
serbatoio naturale dell’agente patogeno, giocano un ruolo importante. Sebbene
tra gli alimenti imputati siano annoverati i vegetali e l’acqua contaminati da
deiezioni di allevamenti infatti, le fonti di contagio più accreditate
rimangono gli alimenti di origine animale, in particolare il latte e i prodotti
derivati: questa ipotesi sarebbe sottolineata dal fatto che da diversi studi è
emersa la possibilità di sopravvivenza di Map alla temperatura di pasteurizzazione
(72°C per 15"). Anche se allo stato attuale delle conoscenze non si può
affermare con certezza che esista una relazione tra Map e Morbo di Crohn, le
conoscenze a disposizione impongono ulteriori approfondimenti e conferme, ma
forniscono comunque una motivazione per intervenire nel controllo della
diffusione della paratubercolosi, come auspicato dal Report della Comunità
Europea (2000) in un documento dal titolo “Possibile link between Crohn’s
disease and paratuberculosis”, in cui si conclude che: “le evidenze finora
disponibili non sono sufficienti né per confermare, né per escludere che Map
sia l’agente causale almeno di una parte dei casi di morbo di Chron. Sono
necessarie ulteriori ricerche per risolvere questo dubbio. Ad ogni modo, lo sviluppo
degli strumenti atti a eradicare la paratubercolosi negli animali deve
costituire una priorità”

In Italia è in atto, da parte
dei servizi Veterinari del Ministero della Salute, una attività di sorveglianza
routinaria per controllare ed attribuire una qualifica sanitaria dei confronti
della paratubercolosi. L’attività fa riferimento alle “Linee guida per il controllo e l’attribuzione della
qualifica sanitaria nei confronti della paratubercolosi
”, redatte dal Centro di Referenza Nazionale per la paratubercolosi e
condivise con le Regioni e le Associazioni di produttori, approvate il 17
ottobre 2013 sono state approvate in Conferenza Stato Regioni. Secondo dati del
Ministero della Salute, nel nostro paese l’infezione da MAP è
diffusa con una prevalenza d’allevamento di oltre il 50% nel comparto dei bovini
da latte; sempre la stessa fonte riporta che 
state condotte indagini sierologiche, basate su test ELISA, in diverse
regioni del nord e centro Italia e i risultati hanno mostrato una prevalenza
apparente di allevamento che va dal 42% al 65%, ma va ricordato che questo problema non è solo
italiano in quanto la malattia è oggi diffusa in tutto il mondo. L’interesse
verso la patologia è in aumento, in particolare perché Paesi Extra UE (Cina,
Russia) richiedono garanzie sanitarie nei confronti della paratubercolosi agli
allevamenti che producono latte per la trasformazione in formaggi destinati
all’esportazione ed alcuni paesi UE (Danimarca e Olanda) hanno messo in atto
piani di controllo per ridurre il rischio della contaminazione del latte ai
fini di certificazione. L’ impatto economico della
paratubercolosi, al di là delle perdite legate alle forme cliniche, è difficile
da quantificare. Per quanto riguarda la produzione di latte, la maggior parte
degli studi riporta un calo di produzione di oltre il 15% nelle bovine colpite
dalla forma clinicamente manifesta, e del 5-15% in quelle con infezione
subclinica. In bovini da carne con infezione subclinica si è osservata una
significativa diminuzione dell’incremento ponderale (-13%) ed un peggioramento
sia dell’indice di conversione degli alimenti (-10,2% per l'energia e -12,5%
per la SS), che della valutazione della carcassa al macello. È più difficile
quantificare la perdita economica legata alla maggiore incidenza di problemi di
fertilità, di mastiti, o di altri problemi di natura sanitaria osservata nei
soggetti infetti. A livello economico vanno anche considerate le perdite dovute
alla morte degli animali che corrisponde a perdita di materiale genetico per la
selezione, ed i danni che potrebbero derivare dalla limitazione del commercio
degli animali infetti o provenienti da allevamenti infetti. Comunque, il danno
economico di maggior rilievo, negli allevamenti con alti livelli di infezione,
è legato alla necessità, da parte dell’allevatore, di non forzare sulle
produzioni, in quanto ciò potrebbe rappresentare un fattore condizionante alla comparsa
delle manifestazioni cliniche.

Bibliografia

E.J.B. Manning & M.T. Collins (2001).
Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis: pathogen, pathogenesis and
diagnosis Rev. sci. tech. Off. int. Epiz, 20 (1), 133-150

OIE, terrestrial manual
2018, chapter 3.1.15

Ministero della salute: Linee guida per
il controllo e l’attribuzione della qualifica sanitaria nei confronti della
paratubercolosi

Regolamento (UE)
2016/429 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (Animal Health
Law).

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