Il concetto di razza nell’ambito della biodiversità

Il concetto di razza nell’ambito della biodiversità

ConSDABI (Consorzio per la Sperimentazione, Divulgazione e Applicazione di Biotecniche Innovative)

Da tempo tutelare la biodiversità delle piante e degli animali per l’agricoltura e l’alimentazione è un obiettivo fondamentale nella politica comunitaria, nazionale e regionale.

La biodiversità può essere studiata a diversi livelli di crescente complessità: nel campo applicativo della zootecnia si considera a livello di diversità genetica entro le specie zootecniche allevate. Per ogni specie zootecnica esistono infatti una molteplicità di razze la cui consistenza e la cui dinamica di sviluppo è in continuo mutamento, a causa principalmente delle esigenze alimentari della popolazione mondiale in costante aumento e delle conseguenti modifiche ai sistemi produttivi.

Il numero dei componenti di ciascuna razza autoctona e in generale il numero delle razze stesse tende a diminuire in tutto il mondo e per tutte le specie. L’Italia è uno dei paesi con la maggiore ricchezza di biodiversità nelle specie allevate, a causa sia della secolare tradizione di allevamento che dell’ambiente molto differenziato.

La gestione della biodiversità in Italia è affidata al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e si basa sulla cosiddetta “conservazione”, che tende a conservare le razze a limitata consistenza ed autoctone attraverso una serie di azioni finalizzate al mantenimento degli allevamenti in purezza, alla gestione della consanguineità tra i capi della stessa razza per un loro utilizzo nel tempo.

Ma in cosa consiste l’attività di conservazione e come viene portata avanti e monitorata. Tutto parte della definizione e condivisione del concetto di razza che, come vedremo, non è di semplice determinazione, si arriva poi all’identificazione ed elencazione delle razze esistenti, dei capi in vita e al loro monitoraggio, alla promozione delle razze per la produzione primaria (latte, carne, lana, uova), al prelievo e conservazione di materiale genetico che possa essere usato in futuro, all’avvio di programmi di educazione e formazione alle tecniche di conservazione, all’avvio di politiche regionali e nazionali per il sostegno a quegli allevatori che con la loro attività diventano custodi di tali razze. 

Dal punto di vista scientifico, in base alla classificazione tassonomica di Linneo, gli esseri viventi possono essere classificati solo fino alla specie. In ambito zootecnico, invece, non solo vengono riconosciute le razze, ma si adottano in alcuni casi ulteriori categorie, come la sotto-razza o varietà, la variabile morfologica intra-razza, il ceppo, il tipo. Secondo quanto riportato nella pubblicazione ufficiale “Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (2013). Linee guida per la conservazione e la caratterizzazione della biodiversità vegetale, animale e microbica di interesse per l’agricoltura. Piano Nazionale sulla Biodiversità di Interesse Agricolo, INEA, Roma”, il concetto di razza non presenta una definizione univoca.

Per la FAO (1999), la razza è “ciascun sottogruppo specifico di animali domestici con caratteristiche esteriori definibili e identificabili che ne consentono la separazione mediante un approccio visivo, da altri gruppi definiti in modo simile, all’interno della medesima specie, o un gruppo di animali domestici che l’isolamento geografico e/o culturale da gruppi fenotipicamente diversi ha portato ad una loro identità separata e accettata”. Questo significa che per distinguere una razza da un’altra si devono descrivere in modo molto preciso i caratteri che la distinguono.

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