Alcune tappe principali della tutela della biodiversità

Alcune tappe principali della tutela della biodiversità

ConSDABI (Consorzio per la Sperimentazione, Divulgazione e Applicazione di Biotecniche Innovative)

Si può ritenere che la consapevolezza dell’importanza dell’ecosistema nel fornire benefici all’umanità abbia origini antiche: già Artaserse I, nel 450 a. C., norma l’utilizzazione delle foreste di cedro del Libano, imponendo tutta una serie di limitazioni nel taglio di questa specie; non è dato sapere, storicamente, almeno fino a oggi, le motivazioni di questa normazione; si può ipotizzare l’eventuale conseguenza negativa del disboscamento sui cambiamenti climatici e sull’erosione del suolo. Platone L. (circa 400 anni a. C.) prevede una multa per gli agricoltori proprietari di fondi nei quali si fossero sviluppati incendi con l’intento di danneggiare gli alberi dei vicini. Teofrasto T. (circa 250 a.C.) coglie la questione del rapporto tra disboscamento e dilavamento del suolo individuando nell’abbattimento delle foreste del monte Emo da parte dei Galli una delle cause del dilavamento del suolo. Anche Tito Lucrezio Caro (98/96 – 55/54 a.C.) potrebbe essere riconosciuto come un antesignano del concetto di ‘biodiversità’; egli, infatti, riconosce l’esistenza di una diversità sia tra che entro la specie, generata dall’aggregazione degli atomi in forme complesse e varie; egli, nel De rerum natura (Libro II, 332-380), cosí si esprime: “ E ora, continuando, apprendi quali siano i principi di tutte le cose, e quanto siano differenti nelle forme, quanto siano variati per figure di molti generi; non perché pochi siano dotati di forma simile, ma perché non sono tutti generalmente a tutti. Non c’è da meravigliarsene; e infatti, essendo la loro massa tanto grande che, come ho mostrato, non ha fine, nè totale, senza dubbio non devono avere assolutamente tratti del tutto uguali a quelli di tutti gli altri, né essere improntati della stessa figura. (Considera) inoltre il genere umano e i branchi di pesci squamosi che nuotano, e gli opimi armenti e le fiere e i vari uccelli, che popolano le amene dimore delle acque intorno a rive, a fonti e ai laghi, che volano attraverso i boschi impervi, prendine uno qualunque in rapporto agli altri della stessa specie e troverai tuttavia che differiscono tra loro nelle figure. Né altrimenti la prole potrebbe conoscere la madre, né la madre la prole; vediamo che possono ciò e non meno degli uomini tra loro si riconoscono bene”. Egli, nella suddetta diversità descrive l’unicità dell’individuo tramite l’esempio della vacca cui sia stato ucciso il vitello: “Così, spesso davanti agli splendidi templi degli dèi un vitello cade immolato presso gli altari su cui brucia l’incenso, esalando dal petto un caldo fiume di sangue. E la madre orbata, vagando per verdi pascoli, cerca sul terreno le orme impresse dai piedi bisulchi, fruga con gli occhi ogni luogo, per vedere se possa in qualche parte scorgere la creatura che ha perduta; e riempie di lamenti il bosco frondoso, sostando; e sovente ritorna alla stalla, trafitta dal rimpianto del giovenco;né i teneri salici né le erbe vivificate dalla rugiada , né quei fiumi scorrenti da somme rive possono distrarre lo spirito  e allontanare l’affanno improvviso,  né la vista di altri vitelli per i pascoli in rigoglio può distrarre il suo animo e alleviarne l’affanno: tanto essa ricerca qualcosa che è sua propria e che le è nota”. 

Si ricorda che Carlo Magno (742 – 814 d.C.) impone per legge agli agricoltori ‘l’obbligo’ di coltivare 90 specie di piante in via di estinzione per evitarne la scomparsa.

L’importanza della conservazione della ‘variabilità genetica’ è  già viva negli zootecnici pionieri della tradizione accademica italiana e non italiana; tra gli altri si ricordano: Toggia F. (1752 – 1825), Bakewell R. (1725-1795), Grognier L. (1774 – 1837), De Dombasle M. C.J.A. (1777 – 1843), De Gasparin É.P. (1783 – 1862), Baudement E. (1816 – 1863), Lemoigne A. (1821-1900), Cristin A. (1823-1891), Sanson A. (1826 – 1902), Cornevin C. (1846 – 1897), Baldassarre S. (1853 – 1917), Faelli F. (1862-1943), Dechambre P. (1868-1935), Scheunert H. (1879 – 1957), Montemurro O. (1921 – 2010). Non trascurabile è l’attenzione che Giuliani R. (1887 – 1962), nella sua Rivista di Zootecnia, dedica ai tipi genetici autoctoni italiani (a esempio: bovino ‘Burlina’, suino ‘Casertana’, ovino ‘Quadrella’, ecc.) e alla necessità di una loro tutela (Giuliani R., 1927a e b; 1934). A esempio, a proposito del ‘declino’ del suino Casertana, Giuliani R. (1927) lamenta i numerosi ‘inquinamenti’ genetici dovuti all’introduzione di riproduttori di razze diverse (Berkshire, Large Black, ecc.) e conclude l’articolo evidenziando quanto segue: “Se non vogliamo assistere al suo decadimento, se vogliamo evitare di rimpiangerla domani, quando essa sarà scomparsa o degenerata in maniera irreparabile, occorre intervenire rapidamente ed energicamente con un programma tecnicamente ben elaborato da attuarsi metodicamente”. Bettini T.M. (1959) sottolinea fortemente la necessità di preservare la riserva di ‘variabilità genetica latente’ (definita anche ‘potenziale’ o ‘criptica’), della quale ciascun organismo vivente è portatore. L’esistenza di un ‘magazzino di variabilità genetica latente’ era stata ipotizzata e identificata anche già da Darwin C. (1868) in ciò che egli aveva denominato ‘gemmule’ nel formulare la teoria della ‘pangenesi sessuale’; secondo Darwin, la proporzione di gemmule (unità di ‘ereditarietà’ e di ‘sviluppo’) ‘silenti’ poteva essere ‘risvegliata’ da qualsiasi mutamento climatico e/o nutrizionale.

A livello globale, la consapevolezza dell’erosione delle Risorse Genetiche Animali ha origine negli anni ’60 e pone l’attenzione sulla conservazione dei tipi genetici a rischio (Ollivier L. e Lauvergne J.J., 1988; Alderson L. e Bodò I., 1992). Tra le iniziative svolte in tale periodo si ricordano: (a) quattro Conferenze organizzate dalla FAO sulla “Conservazione, sulla valutazione e sull’impiego della risorsa genetica animale” dedicate, rispettivamente, ad aspetti generali (1966), alla specie bovina (1968), alla specie suina (1971) e al pollame (1973); (b) 1. Congresso mondiale di genetica applicata alle produzioni animali (Madrid, 1974), nell’ambito del quale si svolge una Tavola rotonda “The Conservation of Animal Genetic Resources” articolatasi in 8 interventi interessanti sia problematiche di carattere generale (Mason I.L., Maijala K., Turton J.D.) che peculiari di alcuni Paesi (Bowman J.C., Epstein H., Laurans R.) o di alcune specie di interesse zootecnico (polli, ovini e cavalli) (Somes R.G., Sánchez Belda A., Iglesia Hernández P.J.).

Nonostante le suddette iniziative, le attività concernenti le Risorse Genetiche Animali in Europa iniziano ufficialmente nel 1980, quando la Commissione di genetica animale dell’Associazione Europea per la Produzione Animale (European Association for Animal Production, EAAP) istituisce un gruppo di lavoro sulle Risorse Genetiche Animali.  Una delle principali attività di tale gruppo è quella di organizzare regolari rilievi delle razze e delle popolazioni bovine, ovine, caprine equine e suine nei diversi paesi europei. Nel 1988, su accordo FAO-EAAP, viene realizzata, presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Hannover, la EAAP-Animal Genetic Data Bank (EAAP-AGBD) coordinata dal dr.  Distl O. e avente lo scopo di raccogliere i dati relativi alle Risorse Genetiche Animali provenienti sia dai Paesi sviluppati (PS) che da quelli meno sviluppati (Least developed Contries, LDC). Nel 1991 si ha il trasferimento degli inventari relativi ai dati extraeuropei da Hannover alla FAO per la realizzazione di un sistema informativo FAO.

Nel 1992 si annoverano due eventi di risonanza globale:

  1. la risoluzione di Nairobi sulla relazione fra la convenzione per la biodiversità e la promozione dell’agricoltura sostenibile;
  2. la convenzione di Rio de Janeiro sulla biodiversità; quest’ultima ha come obiettivi: (i) la conservazione della biodiversità; (ii) l’uso sostenibile delle sue componenti; (iii) l’equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse.

Nel 1993, anche i dati europei della EAAP-AGBD vengono trasferiti da Hannover a Roma in vista della stesura, da parte della FAO, della “World Watch List for Domestic Animal Diversity” (Loftus R. e Scherf B., 1993); l’EAAP, contemporaneamente, pubblica il volume “Genetic Diversity of European Livestock Breeds” (Simon D.L. e Bauchenauer D., 1993) contenente informazioni raccolte su 877 razze.

Alla fine del 1994, viene ultimato il trasferimento di dati da Hannover a Roma con consegna alla FAO di informazioni su un totale di oltre mille razze, interessanti 9 specie e 53 Stati.

Nello stesso anno, la FAO definisce la Global Strategy for Management of Animal Genetic Resources (GS.FAO.AnGR, Strategia Globale per la Gestione delle Risorse Genetiche Animali) e prevede l’istituzione di: (a) una Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e per l’Agricoltura (CGRFA, Commission on Genetic Resources for Food and Agriculture); (b) un National Focal Point (NFP); (c) un Regional Focal Point (RFP). In tale contesto, nel 1994 il Governo Italiano accredita presso la FAO il ConSDABI come National Focal Point, nominando nel 1995 il prof. D. Matassino coordinatore.

Nel 1995, viene reso operativo su internet il Sistema informativo globale sulla Diversità degli Animali Domestici DAD-IS (Domestic Animal Diversity – Information System) della FAO e la responsabilità dell’aggiornamento viene affidata ai Coordinatori dei National Focal Point entro la GS.FAO.AnGR con il supporto dell’EAAP. Nel 1996, il Prof. Nardone A., in qualità di Presidente dell’EAAP, suggerisce una proposta all’Unione Europea, riguardo la propria regolamentazione sulle risorse genetiche in agricoltura (regolamento 1467/94), al fine di armonizzare la banca dati europea (EAAP-AGDB) e la revisione del sistema di informazione da parte della FAO. Nel 1997 i due sistemi informativi EAAP-AGBD e DAD-IS vengono armonizzati, per cui i coordinatori nazionali aggiornano gli inventari sui protocolli dell’EAAP e, successivamente, i dati vengono trasferiti al DAD-IS.

Nel 1996 viene avviato l’ERFP con il coordinamento del dr. Planchenault D.; esso, però, diventa pienamente operativo nel 2001. Gli scopi principali dell’ERFP sono: (a) supportare la conservazione in situ ed ex situ della risorsa genetica animale, nonché un uso sostenibile della stessa; (b) facilitare la realizzazione del piano di azione globale FAO per la risorsa genetica animale.

Nel maggio 2000 si tiene a Nairobi (Kenya) la 5. Conferenza delle Parti (COP 5) della Convenzione sulla Diversità Biologica, nel corso della quale viene definito un nuovo approccio alla tutela delle risorse naturali: l’‘approccio ecosistemico’; quest’ultimo inteso come “una strategia per la gestione integrata della terra, dell’acqua e delle risorse viventi che promuove la conservazione e l’uso sostenibile in modo giusto ed equo”. Questa definizione implica non solo la conservazione ma anche l’utilizzo delle risorse (non solo viventi), con un riferimento alla giustizia e alla equità sociale.

Nel 2007 viene implementato il network EFABIS (European Farm Animal Biodiversity Information System), quale sistema informatizzato integrato costituito da database nazionali decentralizzati di documentazione delle AnGR aggiornati dai singoli coordinatori nazionali e confluenti nel DAD – IS della FAO.

Il 29 ottobre 2010 viene adottato, dalla 10. Conferenza delle Parti (COP) della Convezione sulla Diversità Biologica (CBD), il protocollo di Nagoya, il cui obiettivo è quello di assicurare l’equa e giusta ripartizione dei benefici derivanti dall’uso delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali a esse associate; il tutto per garantire un regime internazionale per l’accesso e per la condivisione delle risorse genetiche (cosiddetto “Access and Benefit Sharing, ABS”).

Nel 2014 l’ERFP propone la realizzazione di EUGENA (European Genebank Network for AnGR), network virtuale tra i Paesi e, quindi, tra gli enti di ricerca autorizzati che dispongono di una banca di materiale genetico (a esempio seme, ovociti, DNA, ecc.) al fine di condividere le proprie informazioni per facilitare la conservazione ex situ delle risorse genetiche animali.


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