Biogas: importante risorsa per le aziende zootecniche

Biogas: importante risorsa per le aziende zootecniche

IZSUM

Negli ultimi anni, in seguito all’entrata in vigore delle nuove normative comunitarie, che impongono e promuovono una progressiva riduzione della produzione di energia da risorse fossili, si è assistito all’emissione di leggi incentivanti le tecnologie che sfruttano energie rinnovabili, tra cui rientrano gli impianti per la produzione di biogas, che rappresentano un perfetto esempio di Green Economy ed economia circolare agricola. Si parla ormai di “agroenergie”, determinanti nel raggiungimento degli obiettivi del Green Deal europeo, nella transizione ecologica e nella riduzione delle emissioni di CO2.

L’utilizzo di nuove fonti energetiche, come il biogas e il biometano, fornisce un supporto non solo alle aziende zootecniche ma, su larga scala, rappresenta una risposta concreta per soddisfare il fabbisogno energetico e far fronte ai rincari e alle difficoltà causate dalla recente guerra in Ucraina.

In particolare, le nuove leggi incentivanti la produzione di energia rinnovabile e le misure previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), offrono l’opportunità di realizzare impianti di produzione di energia elettrica che utilizzano come combustibile il biogas prodotto dalla digestione anaerobica dei reflui zootecnici (letami e liquami) e prodotti vegetali erbacei.

I reflui zootecnici diventano quindi una vera e propria “risorsa”, in quanto essenziali per la produzione del biogas e della relativa energia, il cui utilizzo e vendita forniscono un’integrazione al reddito dell’allevatore. La tecnologia di questi impianti si basa sulla digestione anaerobica, un processo che comporta la degradazione della sostanza organica da parte di microrganismi in condizioni di anaerobiosi (assenza di ossigeno); si tratta di un metodo alternativo al compostaggio, che è al contrario strettamente aerobico.

Una particolare flora microbica che opera appunto in assenza d’ossigeno, a 55°C (termofilia) o a 37-40°C (mesofilia), trasforma la sostanza organica in biogas, costituito principalmente da metano e anidride carbonica; questa fase avviene, a seconda del tipo di impianto, in uno o più digestori/fermentatori. In genere, le materie prime utilizzabili per la produzione di biogas sono i reflui, i residui zootecnici e le biomasse di scarto a basso contenuto di lignina.

Il biogas è praticamente il gas grezzo prodotto dalla fermentazione, può essere utilizzato per la produzione contemporanea di energia elettrica, calore, o sottoposto ad un processo di raffinazione e purificazione (upgrading) per ottenere il biometano, da immettere nella rete nazionale del gas naturale e utilizzabile anche per l’autotrasporto. Gli impianti di digestione anaerobica, alimentati con reflui derivanti dagli allevamenti, oltre a ridurre le emissioni di metano, consentono una diminuzione delle emissioni di ammoniaca e dei composti organici volatili non metanici.

Gli allevatori che posseggono impianti per la produzione di biogas o che conferiscono materia prima ai consorzi possono anche, a trattamento ultimato, utilizzare il prodotto derivante dal processo di digestione anaerobica, il digestato, per la concimazione dei propri terreni, ottenendo un ulteriore risparmio nell’acquisto di prodotti fertilizzanti e una significativa riduzione dell’uso di urea e concimi chimici.

Il digestato è composto da macronutrienti (azoto, fosforo e potassio) e micronutrienti (come ad esempio magnesio, ferro e calcio) e, a differenza dei fertilizzanti chimici, contiene alte concentrazioni di sostanza organica. Attraverso tecniche di concimazione organica ad alta efficienza, quali ad esempio la distribuzione rasoterra e l’interramento immediato, si arricchisce il suolo di carbonio organico, aumentandone la fertilità e contrastando il rischio di desertificazione, questo processo è definito ricarbonizzazione del suolo. La Commissione europea sta addirittura valutando l’ipotesi di valorizzare anche economicamente lo “stoccaggio” di carbonio nel suolo agrario, nel prossimo futuro.

Con la normativa europea e i relativi decreti di attuazione nazionali e regionali, si passa dal concetto di spandimento dei reflui da allevamento sui terreni agricoli al concetto di utilizzo degli stessi per uso agronomico. Inoltre i Comuni, preposti ai controlli, sono particolarmente interessati al trattamento dei reflui zootecnici allo scopo di ridurre l’impatto ambientale conseguente allo spandimento degli stessi. Infatti, queste tecnologie danno un contributo favorevole a problemi di ordine ambientale come: riduzione delle emissioni di CO2, di gas-serra, degli odori sgradevoli, e diminuzione dei rischi di contaminazione delle falde acquifere.

Link utili per approfondimenti:

https://farmingforfuture.it/

https://www.ruminantia.it/coldiretti-clima-65-mln-di-m3-di-biogas-per-la-transizione-ecologica/

https://www.mite.gov.it/energia/fonti-rinnovabili-e-georisorse/biocarburanti-e-bioliquidi/sostenibilita/normativa

Principali riferimenti normativi nazionali:

Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 199 “Attuazione della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili”.

Decreto Ministeriale 2 marzo 2018 “Promozione dell’uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti”.

Procedure applicative DM 2 marzo 2018: https://luce-gas.it/sites/luce-gas.it/files/pdf/pdf/procedure-applicative-decreto-biometano-2-marzo-2018.pdf

Decreto Ministeriale 23 giugno 2016 “Incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico”.

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