9 Aprile 2020

Biodiversità e territorio

E. Villa - Associazione Italiana Allevatori

Questa rubrica è nata per dare conto dello stato della biodiversità presente nel Paese, con riferimento alle varie razze che vi sono allevate.  Apriamo la rubrica con alcune riflessioni di carattere introduttivo inerenti all'argomento della biodiversità, corredate da due cartine che riportano lo stato delle razze allevate in Italia, appartenenti alla specie bovina e bufalina, ovina e caprina.

L’Italia è il Paese classico dell’Agricoltura…

“L’Italia è il paese classico dell’Agricoltura, quello fra gli stati europei in cui la pratica delle coltivazioni su vaste aree rimonti ad epoche più remote; tale attività economica, infatti, oltre che dalle condizioni del terreno e del clima, è favorita dalla tradizione, che ha le sue profonde radici nell’anima della popolazione italiana, in tutte le contrade del Regno, dal Piemonte alla Sicilia, dalla Venezia alla Sardegna.

Il favore del terreno e del clima sull’agricoltura italiana è assai spiccato in molte zone, le quali si presentano appunto di straordinaria prosperità per la fertilità del suolo e per l’equa distribuzione delle piogge accompagnata dalle miti temperature.

Ma non è a credere che l’influenza dei questi fattori  sia in tutte le parti d’Italia egualmente benefica; non vi sono, infatti rari i casi di terreni sterili e di scarsa fecondità, né vi mancano le zone con basse piovosità, inferiori perfino a 500 millimetri; e non sono infrequenti in alcune contrade i lunghi periodi secchi, né le rigide temperature primaverili che, con le terribili brinate, distruggono i germogli e seminano lo squallore; e sono infine una conseguenza del terreno e del clima le alluvioni torrentizie, che di tanto in tanto affliggono le varie regioni e che sono la causa prima del disordine idrografico e dell’impaludamento delle zone pianeggianti.

Ma deriva per l’appunto dalla contrarietà spiegata in non poche zone da questi fattori il merito più grande dell’agricoltura italiana, che è quello di aver saputo adattare alle prevalenti esigenze del terreno e del clima le varie forme di colture e di compiere incessantemente opera di trasformazione e di difesa per reagire a queste difficoltà naturali e per migliorare e intensificare costantemente la produzione del suolo.”

Testo tratto da: Carmelo Colamonico “Corso di geografia generale ed economica con nozioni di geologia ad uso degli Istituti tecnici superiori” Milano Vallardi 1936. Pag. 71 Desunto dai paragrafi 90 e 91.

Restituita nella testimonianza ricavata da un manuale di geografia generale ed economica edito nel 1936 in Italia ad uso degli istituti tecnici superiori, ecco l’origine alla quale può essere ricondotta la dimensione della biodiversità afferente alle specie di interesse zootecnico, attualmente allevata nel Paese. Questa può essere considerata, nella sostanza, come una espressione della capacità che le popolazioni rurali del nostro Paese hanno avuto di sapere plasmare, nel corso del tempo, una agricoltura, capace di adeguarsi alle differenti condizioni ambientali che da sempre caratterizzano la nostra penisola. Quel tipo di sforzo ha portato infatti storicamente, nel caso specifico dell’allevamento praticato nel nostro Paese, alla definizione di uno straordinario patrimonio zootecnico attualmente rappresentato da non meno di 148 razze locali: 29 appartenenti alla specie bovina, 48 a quella ovina, 34 alla caprina, 1 razza bufalina, con l’aggiunta di 22 razze alla specie equina, 8 a quella asinina e 6 alla suina, volendosi limitare alle specie classificabili come di grossa taglia.

Nel prendere atto delle condizioni climatiche e pedologiche che caratterizzavano un tempo il nostro Paese, non si può fare a meno di sorprenderci nell'osservare come, per certi aspetti, esse siano ritornate drammaticamente di attualità, a seguito della sempre maggiore frequenza con la quale si stanno verificando processi di degrado e di erosione del territorio, a causa dei profondi mutamenti climatici in corso. Stanti tali dinamiche, è del tutto evidente l’esigenza di conservare la capacità di adattamento all'ambiente e la rusticità, che fanno riferimento al patrimonio genetico di cui sono depositarie le razze locali. 

Gli sforzi che si stanno conducendo allo scopo di assicurare la conservazione e la valorizzazione delle razze locali allevate nel Paese tendono tutti, in effetti e indistintamente, ad esaltarne la funzione di ”guardiane del territorio” che sono nelle condizioni di svolgere per il fatto di consentire, tramite i rispettivi allevatori, il mantenimento di un presidio umano in aree altrimenti destinate all'abbandono.

Il punto forte, l’aspetto maggiormente qualificante della realtà che fa riferimento all'allevamento delle razze locali è da mettere in relazione, in effetti, proprio con il loro legame con il territorio di origine. Un legame che si palesa, nella maggior parte dei casi, nel nome della razza, che contiene un preciso riferimento proprio alla relativa area di origine. Tale legame, nel quadro delle attuali dinamiche di rivalutazione degli aspetti tradizionali dell’agricoltura, è suscettibile di assicurare un valore aggiunto alle produzioni che derivano da tali razze, non solo in ragione dei relativi aspetti qualitativi organolettici e sensoriali, ma anche in virtù della sua capacità, da non sottovalutare, di soddisfare il bisogno di “identità” di un consumatore, sempre più alla ricerca delle proprie radici.

Un colpo d’occhio

A corredo delle riflessioni formulate, il lettore è invitato ad osservare le cartine 1 e 2. La cartina 1 da conto dello stato della biodiversità del Paese con riferimento alle razze che vi sono allevate appartenenti alle specie bovina e bufalina. Nella cartina sono riportate le razze appartenenti alla specie bovina allevate in Italia che siano dotate di riconoscimento ufficiale da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, sia autoctone che a diffusione cosmopolita. Il riferimento che è contenuto nella cartina al Registro Anagrafico gestito da AIA è da considerarsi superato, alla luce dell’evoluzione della normativa vigente in materia di gestione della riproduzione animale. Nella cartina si da conto anche della specie bufalina, che in Italia è rappresentata da un’unica razza: la Bufala Mediterranea Italiana.

Cartina 1 bovini e bufalini

La cartina 2 riporta l’elenco delle razze ovine e caprine allevate nel Paese che siano in possesso di riconoscimento ufficiale da parte del MIPAAF, sia autoctone che a diffusione cosmopolita. A queste sono da aggiungersi ulteriori 38 razze ovine autoctone e 3 di origine estera ammesse al relativo Registro Anagrafico; nonché 31 razze caprine autoctone, più un’ulteriore di origine estera, ammesse al relativo Registro Anagrafico.

Cartina 2 Ovi-Caprini

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