Indice di funzionalità epatica (LFI): potenziale predittore di resilienza delle bovine

Indice di funzionalità epatica (LFI): potenziale predittore di resilienza delle bovine

UNICATT

L’indice LFI (Liver Functionality Index) è calcolato con il contributo di tre indici ematici, Albumine, Colesterolo Totale e Bilirubina Totale, misurati a 3 e 28 giorni di lattazione. È stato proposto nel Dipartimento di Scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza per fornire una sintesi dell’adattamento della vacca al periodo di transizione.

Nell’ambito del Progetto LEO, si è inteso verificare la sua potenzialità presso allevamenti commerciali e capire se possa essere utilizzato come un marcatore sintetico di adattamento delle bovine nel periparto, il periodo più complesso del ciclo produttivo.

In questa indagine sono state controllate complessivamente 121 bovine e sono stati registrati tutti i problemi clinici, si è eseguita una ampia analisi ematochimica (a -7, 0, 3, 7 giorni dalla messa in asciutta e a -3, 3, 28 giorni dopo il parto) e si è calcolato l’indice LFI. Le bovine sono state classificate in base al loro stato di salute postpartum: sane (S; n = 83) e malate (M: almeno una malattia rilevata tra ritenzione della placenta, metrite, chetosi, mastite, dislocazione dell’abomaso e ipocalcemia nei primi 30 giorni di lattazione; n = 38).

L’indice LFI è risultato significativamente più alto nelle bovine sane rispetto alle malate (0,85 vs -0,55; P<0,01), indipendentemente dalla comparsa della malattia nel periodo esaminato. Durante il primo mese di lattazione, la conta nelle cellule somatiche nel latte è risultata maggiore nelle vacche M rispetto a S (2,01 vs 1,77 log n/µL; P<0,05), anche se pochi sono stati i casi di mastite clinica rilevati, mentre la loro produzione di latte è risultata inferiore (36,2 vs 40,0 kg, P< 0,01).

L’aspetto più interessante è che le bovine con valori di LFI più basso hanno manifestato alterazioni in alcuni biomarcatori prima della messa in asciutta. In particolare, hanno presentato livelli più bassi di colesterolemia (4,38 vs 4,82 mmol/L, P<0,01), che suggerisce una minore attività epatica nelle consuete sintesi metaboliche, e più elevati di creatinina (98,7 vs 93,7 µmol/L, P<0,01) forse per una peggiore funzionalità renale.

Dopo il parto, le differenze a livello ematico tra i due gruppi sono state moderate, ma le bovine M rispetto ad S hanno manifestato una distrazione nell’attività epatica rispetto alle consuete sintesi (per esempio, livelli di bilirubina più elevati), ancora problemi nella funzionalità renale (creatininemia più elevata) e un livello più intenso di stress ossidativo (Metaboliti Reattivi dell’Ossigeno più elevati a parità di molecole antiossidanti circolanti). Pertanto, le bovine che presentano LFI con valori negativi hanno evidenziato le condizioni peggiori a livello di salute, performance metaboliche e di benessere.

Al contrario, le bovine con un livello di LFI elevato (meglio se >1) hanno presentato uno stato di salute ottimale per tutto il periparto, mostrando una notevole capacità di adattamento alle sfide del periodo di transizione e raggiungendo i livelli produttivi più elevati. Un ulteriore aspetto di grande rilevanza dell’indice LFI, che misura la resilienza delle bovine in avvio di lattazione, è la possibile correlazione con le condizioni metaboliche osservate prima della messa in asciutta.

Pertanto, l’LFI potrebbe rappresentare un predittore delle condizioni generali delle bovine e potrebbe essere usato sia per selezionare soggetti più resilienti sia per valutare l’efficacia di interventi alimentari o delle procedure utilizzate dalla messa in asciutta all’avvio della lattazione.

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