Le diarree neonatali del vitello

Le diarree neonatali del vitello

IZSUM

Nell’allevamento del bovino le affezioni del tratto gastroenterico dei giovani animali rappresentano una delle principali problematiche di natura sia sanitaria, che gestionale ed economica. I livelli di incidenza, secondo le differenti aree geografiche, oscillano tra 15 e 20% (Lorino T., 2005) ma, nel vitello da latte, le percentuali possono sfiorare il 65% nelle prime due settimane di vita (Cavirani, 2002).

In tutto il mondo, la diarrea neonatale è una delle principali cause di perdite economiche sia negli allevamenti da latte che in quelli da carne con percentuali di mortalità che oscillano tra il 1,5 ed l’8% (Lorino T., 2005) fino ad arrivare all’80% in alcuni allevamenti (Jottini, 2011).

Negli Stati Uniti la diarrea neonatale è la prima causa di mortalità nei vitelli (Constable et al.,1998). Nel 2007 il National Animal Health Monitoring System (NAHMS) ha segnalato che il 57% della mortalità neonatale dei vitelli ha come causa la diarrea in soggetti di età inferiore ad un mese di vita. Nel 13% degli animali la morte si verifica entro i due mesi di vita.

Le perdite economiche sono da correlare, oltre che alla perdita del capo, anche al costo degli interventi veterinari, dei trattamenti da effettuare e alla ridotta produttività e maggiore suscettibilità ad altre patologie dei soggetti che superano la malattia. Uno studio della Pennsylvania State University ha dimostrato come, per ogni giorno di malattia di una vitella non ancora svezzata, la sua produzione di latte, in prima lattazione, si riduce di almeno 126 Kg.

La diarrea neonatale può riconoscere molteplici cause, identificandosi pertanto come una sindrome ad eziologia multifattoriale. Nell’animale malato non è facile identificare con la sola visita clinica la causa scatenante della diarrea, come del resto anche in sede necroscopica l’aspecificità delle lesioni anatomo-patologiche e i rapidi fenomeni degenerativi della mucosa intestinale, non consentono infatti di avanzare ipotesi diagnostiche certe, richiedendo appositi approfondimenti analitici.

Gli agenti infettivi intervengono nell’8-10% dei casi, facendo ricadere la tipologia di diarrea prevalentemente nell’ambito di quelle a dinamica secretoria ed essudativa. Solitamente sono i soggetti con età inferiore ai 21 giorni di vita ad essere più colpiti ma alcuni agenti eziologici possono interessare in forma subclinica/silente anche gli animali adulti che finiscono con rappresentare il principale serbatoio dell’infezione (Crouch and Acres, 1984).

I fattori eziologici infettivi possono essere di tipo batterico, virale o parassitario e possono agire singolarmente o in associazione (Barrington et al., 2002; Jayappa et al., 2008; Moon et al., 1978). Tuttavia, a determinare l’insorgenza della diarrea neonatale non è sufficiente la semplice esposizione agli agenti infettivi. La malattia infatti è il risultato di un equilibrio che si altera tra il vitello, il patogeno e l’ambiente (Constable P.D., 2010). Ogni elemento di questa triade interagisce con gli altri in un modo variabile, favorendo o sfavorendo l’insorgenza del quadro morboso.

Il ruolo del patogeno dipende dal livello di esposizione, dalla sua patogenicità e dalla virulenza che lo caratterizza. Il vitello può essere più o meno suscettibile in 4 relazione all’età, alla razza e soprattutto al suo stato immunitario; l’ambiente condiziona le interazioni tra ospite e microrganismo attraverso fattori diversi. I patogeni infatti sono ubiquitari ed inevitabilmente i vitelli ne vengono a contatto. Se i fattori di rischio ambientali vengono gestiti adeguatamente, viene meno la condizione predisponente per la quale i virus o batteri fanno sviluppare la patologia neonatale.

L’aumento della pressione infettiva, associata a fattori favorenti porta ad uno scadimento delle condizioni generali dei vitelli e alla comparsa di vere e proprie epizoozie neonatali. Tra i fattori favorenti, relativi all’aspetto gestionale, i più influenti sono legati alle operazioni di somministrazione e conservazione del colostro. Se queste operazioni non vengono attuate con la giusta tempistica e modalità, possono compromettere la capacità di difesa immunitaria del giovane animale. Alla nascita, infatti, il vitello è privo di immunoglobuline (Brambell, 1966) che gli vengono passate attraverso il colostro materno ricco di anticorpi specifici diretti contro i principali patogeni enterici.

Il processo di assorbimento inizia quando le immunoglobuline entrano in contatto con la mucosa intestinale ed è molto efficiente nelle prime 6 ore, dopodiché l’efficacia si riduce fino a scomparire già 24 ore dopo la nascita. Esiste pertanto un “periodo finestra” in cui le macromolecole possono passare la barriera intestinale e guadagnarsi il torrente circolatorio. La somministrazione di colostro oltre questo periodo si traduce pertanto in un suo possibile insuccesso nella costruzione del corredo immunitario passivo dell’animale.

Sono riportate le più comuni cause infettive di diarrea nei vitelli con meno di 21 giorni di vita, ciascuna correlata alla più frequente età di insorgenza. Nel dettaglio:

1) Rotavirus
2) Coronavirus
3) E. coli (resterei generica che comunque anche altri possono essere chiamati in causa)
4) Salmonella spp.
5) Cryptosporidium spp
6) Clostridium spp
7) Eimeria spp (i coccidi si presentano dopo i 21 gg)
8) Giardia spp.

NB. Se affronti i primi 30 giorni allora i coccidi li puoi lasciare, ma andrebbe aggiunto anche strongyloides papillosus. Le ultime tre cause infettive sono tuttavia rare nei vitelli con meno di 21 giorni di vita.

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