Paratubercolosi

Paratubercolosi

La paratubercolosi è una malattia infettiva e contagiosa dal decorso cronico e debilitante dell’apparato gastroenterico, che colpisce in particolare i ruminanti domestici e selvatici come enterite infettiva; il suo decorso non è curabile. L’organizzazione Mondiale per la sanità Animale (OIE) ha inserito la paratubercolosi nella lista delle malattie denunciabili: qualunque caso sospetto deve essere denunciato all’autorità competente. La paratubercolosi è stata inoltre inserita in Allegato II del regolamento 429/2016 (Animal Health Law) della comunità Europea.

 È conosciuta anche come malattia di Johne (Johne’s Disease) in quanto studiata e descritta per la prima volta nel 1895 da Johne e Frothingham. Il microrganismo che causa questa malattia è il Mycobaterium avium subs. paratuberculosis (Map), batterio gram positivo di forma bastoncellare, che è aerobio, immobile, resistente all’acidità e dotato di elevata resistenza nell’ambiente, dove può sopravvivere per periodi prolungati: 163 giorni nelle acque di fiume, 270 giorni nelle acque stagnanti, 11 mesi nelle feci bovine e nel suolo, ma solo 7 giorni nelle urine. In condizioni sperimentali, è stato dimostrato che la sopravvivenza del Map nei liquami bovini è di 98 giorni a 15°C, ma può raggiungere 252 giorni a 5 °C. Il Map non si moltiplica nell’ambiente, ma solo all’interno delle specie animali recettive, dove trova un habitat favorevole all’interno dei macrofagi. Le specie sensibili sono i ruminanti, sia domestici (bovini, ovini, caprini, camelidi) che selvatici, anche se altre specie animali non ruminanti sono recettive all’infezione naturale o sperimentale e talvolta possono manifestare i sintomi della malattia.

A livello epidemiologico è provato il ruolo dei ruminanti selvatici, mentre non è stato ancora chiarito quello dei non ruminanti; ad ogni modo, la via più comune di introduzione dell’infezione in allevamento è l’introduzione di animali infetti. Il principale veicolo di infezione, essendo l’infezione localizzata elettivamente a livello intestinale, sono le feci. Gli animali infetti possono eliminare con le feci, in maniera continua o intermittente, notevoli quantità di micobatteri (fino a cinquemila miliardi al giorno); nelle fasi di infezione più avanzate, Map si diffonde a vari organi ed apparati e può essere presente in liquidi biologici come il latte, il seme e l’espettorato. L’infezione si attua generalmente nel vitello e può avere luogo per via congenita (nel 20-40% dei soggetti nati da madre con malattia clinicamente manifesta e nel 10-20% dei soggetti nati da madri con infezione subclinica) o ingerendo colostro o latte infetto, che risulta tale nel 35% delle bovine con malattia clinicamente manifesta e nel 3-19% delle bovine con infezione subclinica. Una via molto importante di diffusione nell’animale giovane è rappresentata dal contatto con ambiente contaminato, a esempio mammelle imbrattate da feci infette, o da lettiera, acqua e alimenti contaminati. A questo livello gioca un ruolo molto importante la struttura aziendale; ad esempio abbeveratoi strutturalmente non adatti e la conseguente mancata protezione dalla contaminazione fecale ad esempio degli abbeveratoi sono fattori di rischio per la diffusione dell’infezione in allevamento, così come la fertirrigazione a livello dei pascoli.

Il periodo d’incubazione può variare da 6 mesi a 15 anni. Nei bovini, i sintomi appaiono di regola solo tra i due e i sei anni d’età, più frequentemente in prossimità del parto. Inizialmente si nota una diminuzione dell’incremento ponderale, pelo ruvido e opaco, cute secca e anelastica; sono segnalati diminuzione della produzione lattea, ipofertilità, anemia, febbre intermittente, edema intermandibolare e perdita cronica di peso. In animali singoli può essere osservata una diarrea profusa, con produzione di feci dall’odore nauseabondo, contenenti vesciche gassose.  A livello di organi interni, nell’ileo dei bovini, più raramente presso gli ovini e i caprini, si trovano rigonfiamenti tipici della mucosa, dall’aspetto che ricorda le circonvoluzioni della corteccia cerebrale. I relativi nodi linfatici sono ingrossati e, soprattutto negli ovini, caseo-necrotizzati o calcificati. La malattia allo stato terminale ha come sintomi anoressia, diarrea talvolta emorragica, edema nella regione dell’addome, grave e progressivo scadimento delle condizioni generali, fino alla morte.

Per quanto riguarda la diagnosi della paratubercolosi, uno dei principali ostacoli al controllo della malattia è sicuramente la difficoltà di identificazione degli animali infetti che non mostrano ancora segni clinici, dovuta alla scarsa sensibilità dei test diagnostici attualmente disponibili. Nel settore italiano delle bovine da latte, l’infezione da MAP è diffusa con una prevalenza d’allevamento di oltre il 50%. Esistono due tipi di test diagnostici per la malattia: diretti ed indiretti. La diagnosi diretta può essere effettuata tramite esame colturale delle feci, oppure attraverso l’osservazione microscopica diretta delle feci utilizzando la colorazione di Ziehl-Neelsen, oppure con PCR., mentre la diagnosi indiretta si può realizzare tramite l’utilizzo di diverse metodiche: ELISA, test di immunodiffusione in gel di agar (AGID), oppure i test di valutazione dell’immunità cellulo-mediata (skin test e test del gamma-interferon). Va comunque detto che al momento non esiste una terapia efficace in grado di eliminare l’infezione; la via della vaccinazione potrebbe essere un mezzo per ridurre la percentuale di casi clinici, ma presenta problematiche come l’interferenza con la reazione della tubercolina bovina (per tale motivo in Italia il suo utilizzo è vietato), la sensibilizzazione ai test allergici e sierologici  che divengono inapplicabili sul soggetto vaccinato (rendendo applicabili solo coltura fecale e la PCR), possibilità di lesioni al punto di inoculo, patogenicità del vaccino per l’uomo in caso di inoculazione accidentale, incompatibilità con un’ottica di eradicazione dell’infezione, oggi ancor più motivata dalle recenti ipotesi di coinvolgimento di MAP nel Morbo di Crohn dell’uomo.

Per quanto riguarda quindi la prevenzione, rimane solo il controllo dello stato sanitario o la verifica dell’allevamento da dove provengono i capi che si vogliono introdurre nel proprio allevamento, al fine di evitare l’ingresso dell’agente eziologico: infatti I vari test diagnostici a disposizione non ci danno in nessun caso la certezza che il soggetto negativo sia sano; per questo motivo è sempre opportuno che le garanzie riguardino l’intero allevamento di provenienza dell’animale.

 Le strategie di controllo della paratubercolosi consistono nell’adozione di misure tendenti ad eliminare i soggetti infetti e la loro prole, in particolare quelli con alta escrezione fecale di Map, ed a proteggere i vitelli dall’infezione. È molto importante infatti evitare il contatto diretto o indiretto del vitello con le feci potenzialmente infette degli adulti; a tale scopo si raccomandano pratiche di allevamento come il precoce isolamento del vitello, la sua alimentazione con colostro di vacche negative, l’allevamento in gruppi omogenei di età fino all’età adulta, la protezione delle mangiatoie e degli abbeveratoi dalla contaminazione fecale.

Oltre agli effetti negativi sulla salute dell’animale e sulle sue performance produttive e riproduttive, va considerato anche a livello scientifico il possibile ruolo zoonosico di Map nel Morbo di Crohn dell’uomo, viste le apparenti similitudini dei sintomi e delle lesioni. Molte ricerche sono state realizzate, soprattutto negli ultimi anni, dopo la messa a punto di nuovi e più sofisticati test diagnostici. Al momento non esistono elementi tali da confermare definitivamente questa ipotesi, in quanto esistono studi che riportano un legame apparentemente evidente tra la malattia e Map ed altri che lo escludono. Le difficoltà nel chiarire il problema sono legate alle caratteristiche della malattia e del microrganismo, e alla mancanza di un protocollo diagnostico standardizzato da adottare nelle ricerche. Map è stato sospettato inoltre di essere l’agente causale di altre patologie, come la Scrofula, la Sarcoidosi, la Colite Ulcerativa e il Diabete tipo 1. L’esposizione dell’uomo al Map sarebbe dovuta è causata dalla sua presenza nella catena alimentare dove i bovini, serbatoio naturale dell’agente patogeno, giocano un ruolo importante. Sebbene tra gli alimenti imputati siano annoverati i vegetali e l’acqua contaminati da deiezioni di allevamenti infatti, le fonti di contagio più accreditate rimangono gli alimenti di origine animale, in particolare il latte e i prodotti derivati: questa ipotesi sarebbe sottolineata dal fatto che da diversi studi è emersa la possibilità di sopravvivenza di Map alla temperatura di pasteurizzazione (72°C per 15″). Anche se allo stato attuale delle conoscenze non si può affermare con certezza che esista una relazione tra Map e Morbo di Crohn, le conoscenze a disposizione impongono ulteriori approfondimenti e conferme, ma forniscono comunque una motivazione per intervenire nel controllo della diffusione della paratubercolosi, come auspicato dal Report della Comunità Europea (2000) in un documento dal titolo “Possibile link between Crohn’s disease and paratuberculosis”, in cui si conclude che: “le evidenze finora disponibili non sono sufficienti né per confermare, né per escludere che Map sia l’agente causale almeno di una parte dei casi di morbo di Chron. Sono necessarie ulteriori ricerche per risolvere questo dubbio. Ad ogni modo, lo sviluppo degli strumenti atti a eradicare la paratubercolosi negli animali deve costituire una priorità”

In Italia è in atto, da parte dei servizi Veterinari del Ministero della Salute, una attività di sorveglianza routinaria per controllare ed attribuire una qualifica sanitaria dei confronti della paratubercolosi. L’attività fa riferimento alle “Linee guida per il controllo e l’attribuzione della qualifica sanitaria nei confronti della paratubercolosi”, redatte dal Centro di Referenza Nazionale per la paratubercolosi e condivise con le Regioni e le Associazioni di produttori, approvate il 17 ottobre 2013 sono state approvate in Conferenza Stato Regioni. Secondo dati del Ministero della Salute, nel nostro paese l’infezione da MAP è diffusa con una prevalenza d’allevamento di oltre il 50% nel comparto dei bovini da latte; sempre la stessa fonte riporta che  state condotte indagini sierologiche, basate su test ELISA, in diverse regioni del nord e centro Italia e i risultati hanno mostrato una prevalenza apparente di allevamento che va dal 42% al 65%, ma va ricordato che questo problema non è solo italiano in quanto la malattia è oggi diffusa in tutto il mondo. L’interesse verso la patologia è in aumento, in particolare perché Paesi Extra UE (Cina, Russia) richiedono garanzie sanitarie nei confronti della paratubercolosi agli allevamenti che producono latte per la trasformazione in formaggi destinati all’esportazione ed alcuni paesi UE (Danimarca e Olanda) hanno messo in atto piani di controllo per ridurre il rischio della contaminazione del latte ai fini di certificazione. L’ impatto economico della paratubercolosi, al di là delle perdite legate alle forme cliniche, è difficile da quantificare. Per quanto riguarda la produzione di latte, la maggior parte degli studi riporta un calo di produzione di oltre il 15% nelle bovine colpite dalla forma clinicamente manifesta, e del 5-15% in quelle con infezione subclinica. In bovini da carne con infezione subclinica si è osservata una significativa diminuzione dell’incremento ponderale (-13%) ed un peggioramento sia dell’indice di conversione degli alimenti (-10,2% per l’energia e -12,5% per la SS), che della valutazione della carcassa al macello. È più difficile quantificare la perdita economica legata alla maggiore incidenza di problemi di fertilità, di mastiti, o di altri problemi di natura sanitaria osservata nei soggetti infetti. A livello economico vanno anche considerate le perdite dovute alla morte degli animali che corrisponde a perdita di materiale genetico per la selezione, ed i danni che potrebbero derivare dalla limitazione del commercio degli animali infetti o provenienti da allevamenti infetti. Comunque, il danno economico di maggior rilievo, negli allevamenti con alti livelli di infezione, è legato alla necessità, da parte dell’allevatore, di non forzare sulle produzioni, in quanto ciò potrebbe rappresentare un fattore condizionante alla comparsa delle manifestazioni cliniche.

Bibliografia

E.J.B. Manning & M.T. Collins (2001). Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis: pathogen, pathogenesis and diagnosis Rev. sci. tech. Off. int. Epiz, 20 (1), 133-150

OIE, terrestrial manual 2018, chapter 3.1.15

Ministero della salute: Linee guida per il controllo e l’attribuzione della qualifica sanitaria nei confronti della paratubercolosi

Regolamento (UE) 2016/429 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (Animal Health Law).

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